Gli anni ’10 delle nazionali: il 2016, finalmente Portogallo

Gli anni ’10 delle nazionali: il 2016, finalmente Portogallo


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28 Dicembre 2019 Alle 16:36

La grande generazione portoghese sembrava ormai destinata a finire ancora una volta senza successi. Dopo gli anni d’oro di Rui Costa e Figo anche gli ottimi giocatori nati negli anni ’80 non sembravano aver portato titoli in bacheca e alla vigilia di Euro 2016 nessuno inseriva i lusitani tra le possibili sorprese.
Il girone iniziale non sembrava comunque dei più impegnativi. L’Ungheria tornava a giocare un Europeo quarantaquattro anni dopo l’ultima volta, l’Austria si qualificava per la prima volta dopo la partecipazione come Paese ospitante del 2008 e l’Islanda era al debutto assoluto in un grande torneo. Tutto lasciava presagire a un facile passaggio del turno, ma l’infortunio capitato a Cristiano Ronaldo a un mese dalla massima competizione europea non lasciava tranquilli. A Saint-Étienne ci fu la prima partita contro la matricola Islanda che tese un inatteso tranello. Dopo l’iniziale vantaggio di Nani fu Bjarnason a inserirsi in una disattenta difesa lusitana e a far terminare la sfida sull’1-1. Contro l’Austria serviva un pronto riscatto ma arrivò solo un secondo pareggio per 0-0 e il fenomeno di Madeira calciò il suo rigore contro il palo. Un’occasione enorme quella fallita dal numero sette che si riprese da campione nella terza partita del girone contro l‘Ungheria. I magiari andarono in vantaggio per tre volte e in altrettanti casi vennero raggiunti grazie a CR7. Prima servì l’assist a Nani e poi con una doppietta, condita da un meraviglioso colpo di tacco, fece sì che la sfida terminasse in pareggio e il 3-3 bastò per passare agli ottavi.
La deludente qualificazione aveva scatenato feroci cririche sulla squadra che a Lens dovette affrontare la Croazia. I balcanici avevano invece fatto vedere un grande calcio e avevano battuto i campioni in carica della Spagna e il loro passaggio del turno sembrava una semplice formalità. La partita fu molto tattica e lenta e lo 0-0 proseguì fino ai tempi supplementari quando Quaresma raccolse una corta respinta di Subašić su tiro di Ronaldo ed evitò i rigori a tre minuti dalla fine. Il quarto pareggio nei tempi regolamentari era bastato per approdare ai quarti di finale, dove sarebbe arrivato il quinto. La Polonia passò immediatamente in vantaggio con Lewandowski ma Renato Sanches trovò il pareggio che portò la sfida ai rigori. Nessun portoghese sbagliò e l’errore di Błaszczykowski fu decisivo.

Senza divertire e senza convincere il Portogallo stava a sorpresa proseguendo il suo torneo, ma in semifinale con il Galles disputò la sua migliore partita. La sfida era tutta in casa Real con Ronaldo contro Bale e il Pallone d’oro in carica tornò quello di un tempo. Un suo imperioso stacco di testa e un destro deviato in scivolata da Nani bastarono per trionfare per 2-0 e ottenere la prima e unica vittoria nei novanta minuti del torneo.
La finale sarebbe avventua a Parigi contro i padroni di casa della Francia e favoritissimi per la vittoria finale. Il Portogallo doveva sperare in un’altra grande notte del suo fenomeno ma i fastidi muscolari tornarono a essere troppo pesanti e dopo soli venticinque minuti fu costretto al cambio. L’assenza di Ronaldo sembrava togliere ogni possibile speranza di successo ai lusitani che però riuscirono a resistere in difesa con le unghie e con i denti con un Rui Patrício eroico negli interventi. Si andò ai supplementari e a decidere la sfida era l’uomo meno atteso di tutti. Éder era entrato a fine secondo tempo per Sanches e giocava proprio nel campionato francese a Lille, ma nessuno poteva pensare in un suo gol di tale bellezza. Il possente centravanti presa palla e da oltre venti metri fece partire un destro all’angolino che sorprese Lloris al quarto minuto del secondo tempo extra. Una rete che ammutolì tutto lo Stade de France e che risultò come una trmeneda mazzata per i Bleu che non riuscirono a rimontare.
Il Portogallo era per la prima volta campione d’Europa e l’aveva fatto probabilmente nell’anno più improbabile, con un undici vecchio e un Cristiano Ronaldo non al meglio. Il numero sette finita la partita dimenticò però tutti i suoi dolori e felice come non mai alzò al cielo la Coppa più importante della sua carriera.



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