Storia del Pallone d’oro: il ’70, Gerd Müller

Storia del Pallone d’oro: il ’70, Gerd Müller


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10 Aprile 2020 Alle 10:53

L’esempio massimo di centravanti spietato e dal senso del gol unico, ma attenzione a non considerarlo solo un opportunista. L’area di rigore era il suo habitat naturale ma se la situazione si faceva complicata era anche un attaccante dotato di un ottimo dribbling nello stretto e abile nel dialogare con i compagni. A vederlo nessuno avrebbe mai pensato di avere a che fare con un campione dato il fisico minuto e abbastanza tarchiato, ma quando si trovava a tu per tu col portiere non vi era possibilità di fermarlo. I gol di rapina e di astuzia da allora verrano sempre catalogati come “Gol alla Gerd Müller”.
Nacque in Baviera a Nördlingen non appena finì la Secona Guerra Mondiale e tra qualche difficoltà economica riuscì a imporsi nelle giovanili della squadra del suo paese. Nella sua prima annata in prima squadra, ma ancora ben lontano dal trovarsi in Bundesliga, segnò l’impressionante numero di cinquantuno reti in sole trentuno partite di campionato. Con un andamento del genere era impossibile continuare a lasciarlo confinato nei fangosi campi dilettantistici e il Bayern Monaco lo acquistò. I biancorossi non erano ancora la squadra che di lì a poco avrebbe dominato la Germania e l’Europa tanto che si trovava ancora in seconda divisione ma il purgatorio durò poco. Guidati dal giovane, e già leader, Beckenbauer la squadra dominò il campionato e ancora una volta per Müller furono più i gol segnati rispetto alle partite giocate segnando trentanove gol tra campionato e playoff. L’impatto dei “Roten” in Bundesliga fu di quelli importanti e fin da subito lottarono per il titolo, ma per soli tre punti furono i cugini del Monaco 1860 a laurearsi campioni. Gerd subì il passaggio di categoria e visse la sua stagione meno prolifica di sempre con i bavaresi, anche se quindici gol al debutto in prima divisione non rappresentano di certo un rendimento da disprezzare. Il 1966 però venne ricordato anche per essere stato il primo anno con un titolo grazie al successo in Coppa di Germania che permise alla squadra di accedere alla Coppa delle Coppe seguente. La seconda stagione fu quella della definitiva esplosione e a Gerd mancò soltanto la Bundesliga per vivere l’anno perfetto. Si conquistò la nazionale a suon di reti e le ventotto di fine anno lo collocarono al primo posto della classifica marcatori. I tornei però esaltavano quello che era già diventato per tutti il “Bomber der Nations” e a fine anno arrivarono altri due successi. Venne bissata la Coppa di Germania e una doppietta del centravanti di Nördlingen permise di annientare l’Amburgo con un pesante 4-0, ma fu in Europa che il Bayern diede il meglio. Müller trascinò la squadra con otto reti in altrettante partite e fu storica la tripletta con la quale stese lo Standard Liegi in semifinale. Nella finale di Norimberga contro i Rangers di Glasgow fu ben controllato da Ronnie McKinnon e non andò a segno ma nei supplementari fu Franz Roth a regalare il primo trofeo internazionale ai bavaresi.

Dopo l’annata di transizione del 1968, arrivò il tanto atteso primo titolo tedesco grazie anche a nuova vittoria della classifica marcatori con trenta reti. Come ciliegina sulla torta ecco arrivare la terza Coppa di Germania in una grande sfida contro lo Schalke 04 vinta per 2-1 con una doppietta, nemmeno a dirlo, proprio di Müller. Due meravigliosi tiri di sinistro sotto la traversa risultarono imparabili per Nigbur e il Bayern divenne la più grande potenza della nazione. Il 1970 fu l’anno che gli diede definitivamente la gloria eterna, anche se non iniziò nel migliore dei modi. Il Saint-Étienne eliminò subito i Roten dalla Coppa dei Campioni e dopo un lungo testa a testa fu il Borussia Mönchengladbach a vincere il suo primo storico titolo, battendo la squadra prima di Zebec e poi di Lattek nonostante un mostruoso numero nove. I trentotto gol di fine campionato furono un’enormità, considerando che potè disputare solo trentatre incontri, e non solo vinse la classifica dei cannonieri tedesca ma ottenne il premio di bomber d’Europa con la Scarpa d’oro. Quello però non sarebbe stato un anno come un altro perché in estate c’era da giocare il Mondiale in Messico. Nel girone iniziale la Germania Ovest sbaragliò la concorrenza di Marocco, Bulgaria e Perù con Müller che formó con il veterano Seeler una coppia gol pazzesca e dopo le prime tre partite il bomber bavarese era già a quota sette centri. Decisiva la rete nel finale per piegare i nordafricani, ma negli occhi e nella mente di tutti resteranno per sempre le triplette contro europei e sudamericani. In molti però continuavano a sottovalutare il Mannschaft e nei quarti di finale di León venne disputata la rivincita di quattro anni prima contro l’Inghilterra. I Tre Leoni sembravano indirizzati verso un altro trionfo quando a inizio ripresa si portarono sul 2-0, ma Beckenbauer e Seeler pareggiarono la sfida portandola ai supplementari. Con le squadre affaticate anche dall’altura serviva un episodio per sbloccare la gara e su una palla morta Gerd si avventò prima di tutti battendo Bonetti e regalando il passaggio del turno ai ragazzi di Schön. La semifinale di Città del Messico fu probabilmente la più grande partita mai vista in una Coppa del Mondo e quell’Italia-Germania divenne l’esempio massimo di perfezione nel calcio. Ogni singolo giocatore regalò momenti indelebili della propria presenza e Müller lo fece nell’unico modo a lui conosciuto: segnando. Nei tempi supplementari si mise tra Poletti e Albertosi per realizzare l’unico vantaggio tedesco e si ripetè poco dopo deviando di testa un’incornata di Seeler mandando così fuori causa Rivera appostato sul palo. Nonostante la sua doppietta a trionfare alla fine furono gli Azzurri e per “Il Bomber nazionale” ci fu solo la consolazione di un altro titolo dei marcatori in bacheca. La delusione fu tanta ma France Football non poté chiudere gli occhi davanti a una tale facilità nel segnare e di essere decisivo per i suoi e così con settantasette voti arrivò davanti ai sessantanove dell’inglese Bobby Moore e ai sessantacinque dell’italiano Riva.

Müller era così stato riconosciuto non solo come il più grande goleador, ma anche come il miglior giocatore del mondo e sebbene fu il suo unico Pallone d’oro non aveva ancora toccato il suo apice. Nel 1972 stabilì il suo definitivo record di marcature in unica Bundesliga arrivando a toccare i quaranta gol che questa volta risultarono decisive per la vittoria del campionato e per vincere un’altra Scarpa d’oro. A giugno in Belgio si giocò la fase finale dell’Europeo e anche in questo caso i suoi gol furono determinanti per il successo finale. Nella semifinale contro i padroni di casa fece ammattire il difensore Thissen che non riuscì mai a fermarlo e con un colpo di testa e una rapidissima zampata trafisse per due volte Piot in uscita. La reti garantirono la finale contro l’Unione Sovietica e a Bruxelles fu tutto facile. Rudakov respinse corto un destro di Heycknes e sulla respinta fu il bavarese ad anticipare tutti e segnare l’1-0. Il raddoppio invece fa capire come Gerd non fosse solo un uomo d’area, ma era dotato anche di una fantastica abilità nel gioco di squadra. Prese palla sulla trequarti e scambiò con Heycknes e Schwarzenbeck prima di battere ancora una volta il portiere sovietico. Diciotto anni dopo il Mondiale in Svizzera la Germania Ovest poteva alzare al cielo un nuovo trofeo continentale, trascinata dal suo favoloso numero tredici.
La sua voglia di segnare non si interrompeva davanti a niente e a nessuno e nel 1972-73 totalizzò tra Bundesliga, Coppa di Germania e Coppa dei Campioni l’impressionante numero di sessantasei gol. Nonostante questo arrivò solo la conferma del titolo teutonico perché si dovette aspettare ancora un anno prima di imporsi a livello continentale. Due anni dopo la vittoria dell’Europeo fu ancora l’Heysel di Bruxelles lo stadio della gloria ma contro l’Atlético Madrid si assistette a un momento storico della competizione. Non essendo ancora in vigore la regola dei calci di rigore al termine dei supplementari la sfida venne ripetuta per la prima e unica volta dato che l’1-1 finale non era riuscito a decretare un campione. Due giorni dopo non ci fu lo stesso equilibrio e Müller andò a segno con una doppietta nel 4-0 finale a seguito di un collo destro a incrociare e di un dolce pallonetto in corsa. Gerd era una delle più grandi icone di quel fantastico periodo per il calcio tedesco al quale mancava solo il Mondiale per diventare ancora più leggendario. Il bavarese iniziò in maniera molto più blanda rispetto a quattro anni prima e nel girone iniziale segnò solo la rete del definitivo 3-0 contro l’Australia, ma i gol spesso vanno anche pesati. Nel secondo girone chiuse i conti contro la Jugoslavia e nella decisiva sfida contro la Polonia sotto il nubifragio di Francoforte trovò un determinante diagonale che spiazzò Tomaszewski regalando così al Mannschaft la finale di Monaco di Baviera contro l’Olanda. L’attenzione era tutta sui due Capitani delle squadre, Beckenbauer e Cruijff, ma a scrivere la storia fu il “Kleines dickes Müller” (Il piccolo grasso Müller). Dopo che i rigori di Neeskens e di Breitner avevano portato la contesa sull’1-1 fu il numero tredici a sfruttare alla perfezione una bella azione sulla destra di Bonhof. Dal cross forte e basso il centravanti riuscì a liberarsi della marcatura di Neeskens con uno stop di esterno e senza guardare incrociò il destro con un’incredibile rapidità di esecuzione che lasciò di sasso Jongbloed. Il 2-1 non si modificò più e per la seconda volta nella sua storia la Germania Ovest era campione del mondo. Dopo questa storica partita prese la clamorosa decisione di ritirarsi dalla nazionale a soli ventinove anni.

Gerd aveva ottenuto tutto quello che poteva chiedere dalla propria carriera e iniziò un primo calo, pur continuando a segnare caterve di gol. A risentire del suo ritorno a medie gol quasi umane, perché fino al 1978 oscillò sempre tra i ventitre e i ventotto gol per Bundesliga, fu il Bayern che non riuscì più ad alzare al cielo il Meisterschele ma in Europa non conosceva pause. I biancorossi vinsero ancora la Coppa dei Campioni nel 1975 e nel 1976 e a Parigi contro il Leeds fu ancora una volta Müller a chiudere la contesa con un anticipo secco nei confronti del portiere Stewart dopo che era riuscito a eludere la marcatura di Madeley. Contro il Saint-Étienne non andò a segno ma fu memorabile la sua semifinale contro il Real Madrid. Dopo aver pareggiato al Bernabéu il vantaggio di Martínez fu all’Olympiastadion che diede il meglio di sè segnando una straordinaria doppietta prima con un sinistro al volo dal limite dell’area e poi con il destro grazie a un suo classico movimento dopo essersi liberato di Camacho. Dopo aver rinunciato a partecipare alle prime due edizioni della Coppa Intercontinentale il Bayern cambiò idea nel 1976 e contro il Cruzeiro si laureò campione del mondo grazie al 2-0 in casa e la partita venne sbloccata come sempre da Gerd Müller. Quello contro i brasliani fu il suo ultimo successo di squadra della carriera e dopo un infortunio nella stagione 1978-79, dove giocò poco e segnò solo nove reti, capì che era tempo di smettere. Decise comunque di concedersi una vacanza d’oro negli Stati Uniti vestendo la maglia dei Fort Lauderdale Strikers riuscendo a segnare altri quaranta gol in tre annate prima di chiudere la carriera.
Un uomo nato per il gol e per segnare nei momenti più importanti. L’incubo di ogni difensore e lo spauracchio dei portieri e l’uomo in più per le vittorie di Bayern Monaco e Germania Ovest. Il centravanti perfetto, non sempre bello da vedere ma dannatamente efficace, un attaccante vero come lo è stato solo Gerd Müller.



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