Derby del mondo: Benfica-Sporting Lisbona

Derby del mondo: Benfica-Sporting Lisbona


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15 Giugno 2020 Alle 10:37

Lisbona, quella che fu la Capitale e il cuore di una delle più grandi potenze di sempre oggi vive una situazione ben diversa rispetto a svariati secoli addietro. La crisi economica che da anni attanaglia il Portogallo si è fatta sentire, ma nonostante questo nel 2020 è stata nominata Capitale Verde d’Europa e ogni anno migliaia di turisti si recano in Piazza Don Pedro IV per vedere le bellezze locali. Non di sola arte e storia vive la principale città lusitana, perché il calcio è una delle attrazioni più importanti e ogni anno il derby tra Benfica e Sporting infiamma e divide la città.
La prima squadra a venire fondata furono le Aquile che nel 1904 videro la luce nel quartiere Belém da un gruppo di studenti. L’idea era far nascere un gruppo che rappresentasse ideali di sinistra e di unità, ecco perché venne scelto il colore rosso e il motto fu:”E pluribus unum” (Dai tanti diventiamo uno). Inizialmente il nome era solo Sport Lisboa, ma quattro anni più tardi sarebbe arrivata la fusione con il Grupo Sport Benfica e così iniziò la dicitura attuale del club. Per lo Sporting si dovette attendere il 1906, anche se José Alvalade aveva già creato il suo sodalizio nel 1902 con lo Sport Club de Belas, nell’omonimo quartiere periferico della Capitale. La vicinanza al mare lo fece diventare ben presto un quartiere aristocratico e benestante e quando nel 1906 prese il nome di Sporting divenne la squadra più tifata dalla medio alta borghesia. La divisione tra le due fazioni fu quindi netta e portò immediatamente a scontri sociali, ma per i Leoni il derby volle dire anche nuova maglia. In occasione del primo scontro diretto dell’1 dicembre 1907 infatti lo Sporting indossò quasi casualmente una divisa biancoverde con strisce orizzontali. La partita venne vinta per 2-1 e da allora si pensò che la nuova maglia, prima era completamente bianca, fosse di buon auspicio e così divenne quella ufficiale.

Alvalade aveva grandi progetti per la sua squadra tanto da affermare che avrebbe costituito la squadra più forte d’Europa. Dopo la Seconda Guerra Mondiale riuscì a dare alla luce una vera e propria armata che dominò la Primeira Liga vincendo dal 1946 al 1954 ben sette titoli, perdendo solo nel 1950 in favore del rivali del Benfica. In quegli anni però non vi erano competizione internazionali che attestassero chi fosse il migliore d’Europa, mentre la Coppa dei Campioni era diventata una solida realtà negli anni ’60, quando le Aquile erano all’apice. Nel 1961 divennero la prima squadra dopo il Real Madrid a vincere l’ambito trofeo al termine di una pazzesca finale a Berna contro il Barcellona e l’anno seguente venne concesso il bis. Quella sera contro il Real Madrid nacque definitivamente il mito di Eusébio che con una doppietta contribuì ad alzare il secondo titolo consecutivo laureando così i biancorossi per la seconda volta consecutiva campioni d’Europa. A fine anno però venne esonerato il tecnico Béla Guttmann e l’ungherese fu così contrariato che gettò una maledizione sul club affermando che per cento anni non avrebbe più vinto un trofeo internazionale. La suggestione che questa maledizione potesse essere vera iniziò a tormentare i tifosi delle Aquile già dalla stagione successiva quando a sorpresa persero la finale di Wembley contro il Milan. Questa storia rappresenta uno dei principali sfottò che devono subire i benfiquisti dai rivali cittadini, anche perché, nonostante l’incredibile numero di otto finali tra Champions ed Europa League, di titoli continentali non ne sono più arrivati dal 1962. In campionato lo strapotere della Pantera Nera del Mozambico portò a un periodo straordinario per il Benfica, con lo Sporting che arrancava e doveva accontentarsi di qualche sporadico campionato. Nel 1964 però riuscì a trionfare in Europa in Coppa delle Coppe contro gli ungheresi del MTK Budapest e divenne così l’unica squadra portoghese a fregiarsi di questo titolo.
Fino alla fine degli anni ’70 il calcio in Portogallo si limitava alla Capitale, ma dagli anni ’80 iniziò a farsi strada in maniera sempre più prepotente il Porto, che rinverdì le sue vittorie negli anni ’30 e negli ultimi quarant’anni è la squadra più vincente della nazione, capace anche di alzare al cielo due Champions League e due Europa League. Questa terza incomoda ha fatto sì che qualcuno rimanesse più indietro e quel qualcuno fu proprio lo Sporting. Dal 1982 sono soltanto due i successi in campionato dei Leoni, nel 2000 e nel 2002, nonostante i biancoverdi abbiamo lanciato le due più grandi stelle portoghesi degli ultimi quarant’anni come Figo e Cristiano Ronaldo. Così non solo il Benfica ha preso il volo doppiando in quanto a titoli i rivali, trentasette a diciotto, ma anche i biancoblu di Oporto hanno ampiamente staccato i rivali alzando nel 2018 il loro ventottesimo titolo. Per quanto riguarda gli scontri diretti anche in questo caso sono in vantaggio le Aquile con centotrentaquattro successi a centonove, ma il miglior cannoniere di sempre nel derby non è a sorpresa Eusébio, secondo a quota ventisette centri. È Fernando Peyroteo il vero uomo derby che come il toro quando vede rosso si infiamma e così fu in grado di rifilare tra gli anni ’30 e ’40 ben quarantotto reti al Benfica, un record difficilmente eguagliabile.

Le due tifoserie sono tra le più calde della nazione, ma nonostante questo la rivalità tendenzialmente resta sui binari del semplice sfottò da stadio. Tra i più ricorrenti sono quelli rivolti proprio all’impianto delle due squadre. Entrambe pensano di avere il più bello, lo Sporting perché il José Alvalade è un impianto moderno e all’avanguardia, mentre il Benfica perché il Da Luz è il centro storico del calcio portoghese. Il gruppo principale delle Aquile sono i No Name Boys, nato a seguito di una diatriba interna con i Diabos Vermelhos, ma nonostante la loro nascita successiva sono stati in grado di prendere in mano le redini della curva. La curva dei Leoni invece è guidata prevalentemente dalla Juventude Leonina, ma hanno importante voce in capitolo anche il Directivo Ultras XXI. La violenza è lasciata solo a qualche frangia estrema minoritaria all’interno delle curve, ma in una di queste circostanze perse la vita Marco Ficini, tifoso della Fiorentina giunto a Lisbona in occasione del derby per il gemellaggio tra viola e biancoverdi. Nel tentativo di fuggire da scontri tra le due fazioni di Lisbona venne investito a tutta velocità da una macchina nella notte antecedente alla partita. Una tragedia che ha segnato profondamente la tifoseria dello Sporting.
Due volti della stessa città, una rivalità che non tramonterà mai, perché a Lisbona o sei un’Águias o sei un Leões.



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