Gli anni ’10 dei club: il 2013, la Germania domina la Champions

Gli anni ’10 dei club: il 2013, la Germania domina la Champions


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25 Dicembre 2019 Alle 7:43

Dopo le finali di Champions League tutte spagnole, italiane e inglesi anche la Germania ebbe il suo anno d’oro dove dominò l’Europa. Il 2012-13 fu un anno da incorniciare per i tedeschi, antecedente alla meravigliosa estate del 2014 che portò i ragazzi di Löw sul tetto del mondo. Ma anche senza la nazionale il calcio teutonico era ben rappresentato dalle sue due più grandi potenze per club: il Bayern Monaco e il Borussia Dortmund.
Dopo due anni di successi gialloneri, la dirigenza bavarese decise di confermare ancora per l’ultimo anno il tecnico Jupp Heynckes e sul mercato non si badò a spese. Mario Mandžukić e Javi Martínez furono i pezzi pregiati tra i nuovi arrivati. Il croato non ci mise molto a togliere il posto da titolare a Mario Gomez e a essere il terminale d’attacco perfetto. A differenza del centravanti di origine spagnole, il croato era in grado di svariare per tutta la fase offensiva e con alle spalle tre campioni come Robben, Thomas Müller e Ribery tutto diventava semplice. Lo spagnolo invece formava con Schweinsteiger un duo di centrocampo tutto classe e fosforo e capitan Lahm da dietro controllava la situazione e se qualcosa andava storto c’era sempre Neuer in porta a togliere le castagne dal fuoco.
Dalla sua parte invece il Borussia potè poco in campionato e dopo due Bundesliga consecutive aggiunse alla squadra un solo nome ma di grandissima qualità: Marco Reus. Il tedesco andava a formare con Lewandowski e Götze uno degli attacchi più forti in circolazione e fu soprattutto il polacco a beneficiarne maggiormente. Hummels e Subotić formavano una coppia affiatatissima in difesa e in porta c’era l’ottimo Weidenfeller. Il tutto era meravigliosamente orchestrato da un allenatore emergente e ormai sulla bocca di tutti: Jürgen Klopp. In campionato furono venticinque i punti di distacco tra le due squadre e il Bayern tornò campione, ma in Champions fu tutta un’altra storia.
I Rossi diedero grande dimostrazione della propria forza già agli ottavi di finale quando vinsero a Londra contro l’Arsenal per 1-3, ma la grande lezione gli fu data nel ritorno. Convinti di essere già ai quarti giocarono in tranquillità e gli inglesi vinsero 0-2 e solo i gol in trasferta permisero ai tedeschi di passare il turno. Heynckes capì dunque che la squadra doveva restare sempre concentrata e tra quarti di finale e semifinale fu autentica dominatrice. Nessuna possibilità di replica per Juventus e Barcellona che subirono rispettivamente quattro e sette reti nelle due stide senza riuscire mai a battere Neuer. Nella leggenda resteranno le due sfide con i catalani perché 4-0 in casa ma soprattutto uno 0-3 al Camp Nou non accadono tutti i giorni.

Il Borussia ebbe un cammino molto più complicato e sempre al limite. Dopo un facile passaggio del turno con lo Shakhtar Donetsk, fu decisivo il recupero per ribaltare la sfida con il Málaga e ottenere un 3-2 importantissimo. In semifinale affrontò il Real Madrid e al Westfalenstadion fu la grande serata di Robert Lewandowski. Il polacco andò a segno per quattro volte e a nulla servì il centro di Ronaldo. Al Bernabéu sarebbe servito il miracolo dopo il 4-1 dell’andata e la difesa tedesca resistette fino a sette dalla fine quando prese due gol da Benzema e Sergio Ramos, ma la sconfitta per 2-0 fu comunque sufficiente per l’ingresso in finale.
Il più importante Der Klassiker di sempre si sarebbe giocato a Wembley e il vincitore si sarebbe fregiato del titolo di campione d’Europa. La partita fu molto equilibrata e molto spettacolare e le occasioni non mancarono. Fu un grande spot per il calcio tedesco e le reti arrivarono tutte nella ripresa. Mario Mandžukić appoggiò a porta vuota un cross di Robben, ma un assurdo fallo di Dante su Reus costrinse Rizzoli a fischiare il calcio di rigore che Gündogan realizzò. Il tempo stava per scadere e i supplementari erano alle porte ma Arjen Robben divenne l’eroe della serata con un dolcissimo tocco di sinistro a tu per tu con Weidenfeller e la rete portò il Bayern per la quinta volta nella sua storia sul tetto d’Europa.



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