Gli anni ’10 delle nazionali: il 2010, la prima volta della Spagna

Gli anni ’10 delle nazionali: il 2010, la prima volta della Spagna


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22 Dicembre 2019 Alle 11:05

La Spagna sembrava essere maledetta ogni volta che si apprestava a disputare un Mondiale. Non solo infatti non era mai arrivata una vittoria, ma addirittura le Furie Rosse non erano mai riuscite nemmeno ad andare a podio. Il miglior risultato rimaneva il quarto posto a Brasile 1950 e poi il nulla assoluto. Certo nei gironi spesso veniva mostrato grande calcio e grande tenica dei singoli, ma una volta iniziate le sfide a eliminazione diretta tutto cambiava.
La svolta però ci fu nel 2008 quando la Roja vinse meritatamente l’Europeo in Austria e Svizzera e dopo la finale contro la Germania si ebbe la sensazione che qualcosa era cambiato. La squadra aveva un tasso tecnico incredibile, mai visto in una nazionale spagnola prima di allora e in pochissime volte in qualsiasi altra compagine della storia. Ai tre fenomeni del centrocampo del Barcellona andava aggiunto il grande cervello e la grande qualità di Xabi Alonso per completare una linea mediana da sogno. Addirittura un campione come Cesc Fábregas dovette accontentarsi della panchina. Villa, aiutato da Pedro, era il terminale perfetto e la possibilità di far entrare Fernando Torres dava molta imprevedibilità alla manovra dei ragazzi di Del Bosque. E poi in difesa gente con Puyol, Piquè, Sergio Ramos e in porta Iker Casillas erano una vera e propria sicurezza.
L’avventura mondiale eppure partì malissimo e la maledizione sembrò continuare. Una rete di Fernandes regalò alla Svizzera la vittoria per 1-0 al debutto e ora la Roja non poteva più sbagliare. David Villa prese per mano la squadra e con tre gol in due partite stese prima l’Honduras e poi il Cile portando la Spagna al primo posto. Agli ottavi ci sarebbe stato il derby iberico con il Portogallo e alla fine fu sempre El Guaje a stendere uno strepitoso Eduardo e a piegare la resistenza dei lusitani.

I quarti di finale contro il Paraguay invece furono un susseguirsi continuo di emozioni. Casillas parò il rigore di Cardozo e dopo poco il guatemaliano Batres fischiò un altro tiro dagli undici metri, questa volta per le Furie Rosse. Xabi Alonso segnò ma il tiro dovette essere ripetuto e Villar volò salvando i suoi. A pochi minuti dalla fine salì in cattedra Andrés Iniesta che dopo un’azione strepitosa calciò sul palo, ma David Villa era prontissimo a ribadire in rete e l’1-0 fece sì che si sarebbe disputata la semifinale con la Germania.
Una rivincita della sfida di due anni prima di Vienna, ma anche a Durban la musica non cambiò. Il dominio fu meno netto e la partita molto ruvida e poco spettacolare, ma i tedeschi non riuscirono mai a mettere in seria difficoltà la Spagna che trovò il gol della vittoria con lo splendido stacco di testa di Carles Puyol che trafisse Neuer mandando la Roja in finale. Johannesburg avrebbe incoronato una prima assoluta sul tetto del mondo, perché anche l’Olanda era alla ricerca della gloria. La tensione era palpabile e i falli si susseguirono, orrendo quello di De Jong su Xabi Alonso. Robben ebbe la grandissima occasione per la rete della vittoria ma si fece ipnotizzare da Casillas che con la punta del piede riuscì a deviare un gol sicuro. Si andò ai supplementari e probabilmente tutti stavano aspettando i rigori, ma non Don Andrés Iniesta. A quattro minuti dal termine il fenomeno di Fuentealbilla stoppò la palla in aerea e piazzò un perfetto collo destro all’angolino dove Stekelenburg riuscì solo a toccare ma non evitò la rete. In tutta la Spagna scattò una festa ben più enorme di quella di due anni prima. Una gioia che colpì tutti i giocatori che capirono l’importanza dell’impresa appena compiuta e anche il capitano Casillas scoppiò in lacrime. Ottanta anni dopo la nascita dei Mondiali anche la Spagna poteva scrivere il suo nome nell’albo d’oro.



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