Gli anni ’10 delle nazionali: il 2019, nasce la Nations League

Gli anni ’10 delle nazionali: il 2019, nasce la Nations League


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31 Dicembre 2019 Alle 16:44

Prima di andarsene come presidente dell’Uefa Michel Platini lasciò una novità a tutti gli appassionati di calcio internazionale: la Nations League. Il francese era convinto che un nuovo torneo avrebbe alzato il livello di interesse per le nazionali, diminuendo drasticamente il numero di amichevoli e di sfide a senso unico che spesso si vedono nelle qualificazioni. Avrebbe avuto una cadenza biennale e le squadre sarebbero state suddivise in Serie A, B, C e D e a loro volta ci sarebbe stata la divisione in quattro gironi diversi con tanto di promozione e retrocessione.
Un torneo che alla fine risulterà molto più chiaro e capibile più ai fatti che non a parole ma che nel suo primo anno di vita ha lasciato molte perplessità. Il voler far nascere questa nuova competizione a due mesi dalla fine del Mondiale fece sì che spesso le grandi squadre la utilizzassero come test di prova in vista delle qualificazioni per gli Europei. Quasi tutti i principali gironi videro infatti una sorpresa arrivare alla fase finale di giugno, su tutte la Svizzera che si qualificò davanti a Islanda e soprattutto Belgio. Di grande stupore fu anche il primo posto dell’Olanda, fuori dagli ultimi Europei e Mondiali, che riuscì a chiedere in vetta rispetto a Francia e Germania. Sorprese anche il primo posto inglese sulla Spagna e sulla neofinalista mondiale della Croazia, mentre il Potogallo campione d’Europa cercava la conferma anche in Nations League e chiuse primo lasciandosi alle spalle Italia e Polonia.
Dal cinque al nove giugno 2019 queste quattro nazionali si sarebbero date battaglia in terra lusitana per aggiudicarsi il titolo di prima vincitrice della Nations League. Ora però non si trattava più di qualificazione e di esperimenti, ma di calcio vero e tutte volevano laurearsi campioni. Cristiano Ronaldo fu l’assoluto protagonista della semifinale contro la Svizzera e una sua tripletta stese Sommer rendendo inutile il pareggio di Ricardo Rodríguez. Finì sempre per 3-1 anche l’altra semifinale, ma per far arrivare all’ultimo atto l’Olanda ci vollero i supplementari. L’Inghilterra passò in vantaggio grazie al rigore di Rashford ma nella ripresa fu De Ligt a ristabilire la parità e nei supplementari un autogol di Walker e un gol di Promes portarono gli Oranje in finale.

La nazionale dei Tre Leoni ottenne solo dopo i rigori il terzo posto, ma la vera attesa era per la sfida del do Dragão. Lo stadio era sì in terra lusitana, ma i tifosi olandesi arrivarono in massa riuscendo perfettamente a dividere lo stadio in una metà rossa e in un’altra arancione. I ragazzi di Koeman ebbero per la maggior parte del tempo il possesso della palla pur non riuscendo a essere veramente pericolosi e addirittura le migliori parate di Rui Patrício arrivarono solo per evitare due autogol. La squadra di Fernando Santos invece aspettava per ripartire in contropiede e l’azione del vantaggio fu da applausi. Gonçalo Guedes riuscì a scambiare nello stretto con Bernardo Silva e quando il giocatore del City chiuse la triangolazione l’esterno sinistro fece partire una gran botta di destro che piegò le mani a Cillessen. Una rete tanto bella quanto importante perché il Portogallo si chiuse in difesa riuscendo a non far passare più i rivali e l’1-0 non si schiodò. I lusitani avevano confermato il loro dominio sull’Europa tre anni dopo la vittoria dell’Europeo, ma questa volta riuscirono a vincere entro i novanta minuti entrambe le partite del torneo. Da squadra bella ma perdente “A Seleçao das Quinas” era finalmente diventata una capace di vincere e di alzare titoli e ora l’obbiettivo sarà il bis Europeo per iniziare nel migliore dei modi il nuovo decennio.



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