Il Pallone d’oro sudamericano: il ’00 di Romário

Il Pallone d’oro sudamericano: il ’00 di Romário


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17 Maggio 2020 Alle 10:43

Uno degli attaccanti brasiliani più talentuosi della storia ma che a causa di un carattere spesso indisciplinato non gli ha permesso di esprimersi al massimo per tanti anni. Fu lui la figura cardine della Seleçao che tornò a vincere il Mondiale nel 1994 con reti e giocate d’alta scuola. Romário è stato un mito sia in Patria che in Europa e le sue innate qualità sono un bene prezioso da tramandare alle generazioni future.

Nacque a Rio de Janeiro nel 1966 in un dei quartieri più poveri, a Bairro di Jacarezinho, e la vita nelle favelas lo aiutò senza dubbio a temprarsi e a non spaventarsi nello sport. Il calcio era l’unico modo per fuggire da quell’inferno e nel 1981 riuscì a essere inserito nelle giovanili del Vasco da Gama. Nel 1985 debuttò in prima squadra ed ebbe subito un impatto importantissimo con il grande calcio segnando gol a raffica. Già nella sua seconda stagione si laureò capocannoniere del campionato Carioca con venti reti e nel 1987 bissò questo traguardo aggiungendo anche il titolo statale. In quell’annata debuttò anche con i Verdeoro in occasione di un’amichevole a Dublino con l’Irlanda. Le sue abilità di cannoniere non passarono inosservate nemmeno in Europa e così nell’estate 1988 venne acquistato dal Psv Eindhoven. In Olanda risultò un’autentica macchina da gol inarrestabile realizzando centonovantuno reti totali con la squadra della Phillips. Vinse tre campionati olandesi e altrettanti titoli di capocannoniere e nel 1989 venne nominato miglior giocatore dell’intera Eredivisie. Non solo in campo nazionale, ma anche in Champions League impararono ben presto ad ammirare le sue giocate. I biancorossi non riuscirono più a ripetere l’impresa del 1988, dove si laurearono campioni d’Europa, ma arrivarono più volte a un passo dalla finale e le reti di Romário furono fondamentali. Le sei reti del 1990 e le sette del 1993 lo portarono a diventare il miglior marcatore della competizione e diventò così una colonna del Brasile. Nel 1989 trascinò la squadra al successo in Copa América e fu sua la rete decisiva per sconfiggere l’Uruguay e ottenere i tre punti decisivi per la vittoria del girone finale. Visse da comprimario la sfortunata spedizione al Mondiale italiano del 1990, ma in tutto questo periodo venne notato da una leggenda come Johan Cruijff che lo volle con sé al Barcellona. Il sudamericano era l’uomo giusto per completare il suo Dream Team e nella stagione 1993-94 fu inarrestabile. Con trenta reti in trentatre gare divenne l’assoluto dominatore della Liga e fu il trascinatore dei blaugrana verso il successo in campionato. La squadra sembrava indirizzata verso una comoda vittoria anche in Champions League, ma nella finale di Atene si inceppò qualcosa nel meraviglioso meccanismo catalano e il Milan di Capello dominò vincendo 4-0. L’amarezza fu tanta e Romário riversò tutta la sua voglia di rivalsa sul Mondiale negli Stati Uniti. Il Brasile era tra le grandi favorite e il suo centravanti non deluse le aspettative. Segnò in tutte le tre gare del girone prima di punire anche l’Olanda ai quarti e la Svezia in semifinale. A Pasadena contro l’Italia fu protagonista di un clamoroso errore a pochi passi, ma si rifece nella lotteria dei rigori spiazzando Pagliuca e segnando il suo tiro dagli undici metri. L’errore di Baggio costò caro agli Azzurri e la Seleçao vinse così il suo quarto titolo mondiale. Romário venne nominato giocatore dell’anno per la Fifa e nulla sembrava poterlo fermare, ma la gloria gli diede alla testa. Tornò in Spagna con ben diciotto giorni di ritardo rispetto al previsto e ricevette una multa salatissima compromettendo il rapporto col tecnico olandese. Divenne una riserva di lusso e nel gennaio 1995 tornò in Brasile al Flamengo e in rossonero tornò ai fasti di un tempo. Vi rimase per quattro stagioni, intervallando il tutto con un breve ritorno in Spagna al Valencia, e rivinse altri due campionati Carioca e altrettanti titoli di capocannoniere. Nel 2000 però decise di tornare al suo vecchio amore, quel Vasco da Gama con il quale visse un’annata da sogno. Per la prima e unica volta nella sua storia Romário non dovette accontentarsi del campionato statale Carioca, ma trovò finalmente il primo e unico successo nel Brasileirão nella sua carriera. Fu l’autentico trascinatore dei bianconeri fino alla finale con la rivelazione São Caetano e anche nelle ultime due partite scrisse la storia. Nella gara di andata trovò il preziosissimo gol del pareggio in trasferta con un forte e preciso collo destro all’angolino e al Maracanã potè partire la festa. Il 3-1 della definitiva consacrazione fu segnato ancora dal numero undici che resistí alla carica di Serginho e con un tiro potentissimo battè sul primo palo Sílvio Luiz. Il Vasco divenne campione, ma non era ancora finita. Dal 1998 al 2002 si giocò il Trofeo Mercosur, indetto dai principali quattro campionati sudamericani. Fu un torneo di breve durata ma che segnò in maniera indelebile la carriera di Romário. Dopo aver eliminato Peñarol e San Lorenzo nel girone iniziale, vennero spazzate via, non senza difficoltà, le argentine Rosario Central e River Plate prima di arrivare alla sfida finale contro il Palmeiras. Al São Januário fu Juninho Pernambucano ad aprire le marcature prima che il campione del mondo 1994 trovasse il raddoppio. Al Parque Antártica però fu Neném a dare la vittoria ai Verdão e non essendoci la regola della somma dei gol fu necessario uno spareggio e la sfida si ripetè ancora a San Paolo. Fu una delle gare più leggendarie di sempre con il Palmeiras avanti per 3-0 nel primo tempo e lanciato verso il titolo, ma non aveva ancora fatto i conti con il fenomeno in campo. Romário si guadagnò e realizzò due calci di rigore riaprendo la sfida e nel finale si scatenò il finimondo. Una sua girata rimpallata permise a Juninho Paulista di pareggiare la sfida e quando i supplementari sembravano alle porte ecco che l’ex Barcellona sfruttò un rimpallo e di destro appoggiò in rete per la sua personale tripletta e per l’epica rimonta del Vasco da Gama che vinse il Trofeo Mercosur. Il ragazzo delle Favelas vinse l’ennesima classifica marcatori con undici reti e la giuria del Pallone d’oro sudamericano aveva ancora negli occhi quell’impresa quando votò. Fu un testa a testa con Riquelme, ma alla fine ne uscì vittorioso con sessantasette voti a sessantaquattro, con gli altri due Boca Còrdoba e Palermo terzi a cinquantatre.

Ora poteva ritenere assolutamente completa la sua straordinaria carriera, ma nel 2001 vinse anche la sua prima classifica marcatori del Brasileirão andando in rete per ben ventuno volte. Ripetè l’impresa anche nel 2005 quando a trentanove anni tornò al Vasco dopo esperienze al Fluminense e in Qatar al Al Sadd. Giocò anche a Miami e ad Adelaide, in Australia, prima di tornare ancora in bianconero dove però venne squalificato per finasteride nel 2007. Disputò ancora una partita nel 2009 con la maglia del piccolo América e alla fine diede definitivamente addio al calcio.



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