Il Pallone d’oro sudamericano: il ’06 di Matías Fernández

Il Pallone d’oro sudamericano: il ’06 di Matías Fernández


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8 Maggio 2020 Alle 10:36

Da giovane sembrava destinato a una sfavillante carriera e avrebbe dovuto imporsi come uomo immagine del nuovo decennio. Trequartista dotato di grande classe ha fatto del dribbling nello stretto e dell’assist al compagno il suo modo di vivere la partita, ma la poca cattiveria agonistica e la scarsa attitudine al sacrificio lo hanno pian piano allontanato dai grandi palcoscenici. Perché Mati Fernández è stato uno dei classici esempi di giocatori sudamericani per il Sud America e che in Europa non è riuscito a confermarsi ai suoi livelli.

Nacque al quartiere Caballito di Buenos Aires, ma all’età di quattro si trasferì nella terra natia del padre, a La Calera in Cile. Fin da ragazzino entrò nelle giovanili del Colo Colo, una delle squadre più importanti della nazione, e iniziò a scendere in campo con la prima squadra dal 2004, quando aveva soli diciotto anni. Riuscì a rivelarsi fin da subito uno dei talenti più cristallini del campionato sfruttando anche la sua abilità nei calci da fermo per segnare svariati gol, ma nel 2006 visse un sogno. Il “Cacique” dominó l’annata vincendo sia il torneo di Apertura che quello di Clausura e Fernández raggiunse numeri realizzativi impensabili in carriera. Chiuse il campionato con ben venti marcature e fu la stella di una squadra ricchissima di talenti da svezzare. In quella rosa si stavano mettendo in mostra anche Alexis Sánchez, Arturo Vidal e Humberto Suazo, quest’ultimo si rivelò suo perfetto compagno d’attacco. In un’epoca dove il Cile era ben lontano dai vertici continentali, quel Colo Colo diede speranza a un intero popolo in Copa Sudamericana. La squadra giocava bene e divertiva e Matías si rivelò di gran lunga il miglior giocatore del torneo. Fu leggendaria la sua gara di ritorno della semifinale contro il Deportivo Toluca. I cileni avevano vinto per 2-1 a Santiago, ancora decisivo Fernández su rigore, ma in Messico tutto era ancora aperto. Il giovane numero quattordici però salì in cattedra e con un gol per tempo chiuse la pratica. Prima sfruttò una bella azione di Sánchez e di piatto destro mise la palla all’angolino e nella ripresa calciò una straordinaria punizione all’incrocio da circa trenta metri che lasciò di sasso il portiere Cristante. Fu un momento storico che però portò al triste epilogo contro altri messicani del Pachuca. L’1-1 in trasferta sembrava dare il via alla festa e nel primo tempo del ritorno fu Humberto Suazo a segnare la rete dell’1-0. Nei secondi quarantacinque minuti però ci fu un blackout generale e Caballero e Giménez ribaltarono la situazione facendo calare il silenzio a Santiago. Le straordinarie prestazioni di Fernández però non rimasero inosservate e prima di partire per l’Europa venne nominato calciatore sudamericano dell’anno. Vinse con un buon margine e i suoi sessantadue voti bastarono per superare il duo del Boca Juniors formato da Palacio, fermo a cinquantatre, e Gago, a cinquanta.

A soli vent’anni era già considerato un campione dal sicuro avvenire, ma il Vecchio Continente non fu così clemente con lui. La prima avventura fu al Villareal e aveva il non facile compito di rimpiazzare Juan Román Riquelme. Nonostante i tifosi del Sottomarino giallo erano abituati alle pause dell’argentino, non riuscirono mai ad innamorarsi fino in fondo di questo cileno che dopo due anni in chiaroscuro lasciò la Spagna per il Portogallo. Allo Sporting Lisbona, in un campionato molto più simile a quelli sudamericani, riuscì a disputare tre ottime annate e nel 2011 riuscì a stabilire il suo record assoluto di marcature in una sola annata europea arrivando a quota cinque, ben lontano dalle medie del 2006. Vincenzo Montella e la Fiorentina però vedevano in lui l’uomo giusto per dar vita a quel gioco tutto palla a terra e verticalizzazioni che avevano in mente in Toscana e riuscì a far divertire il Franchi. Probabilmente fu più bello che utile perché il suo ritmo in partita fu sempre troppo lento, ma con il tecnico napoletano riuscì a instaurare un grande rapporto. Infatti fu fortemente voluto nel 2016 quando l’Aereoplanino sedette sulla panchina del Milan, ma il pubblico di San Siro fu molto duro con lui e pian piano perse il posto da titolare. Tornò nel suo Continente, prima in Messico, al Necaxa, poi ai colombiani del Junior e infine la decisione del gennaio 2020 di tornare nel suo amato Colo Colo.



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