Il Pallone d’oro sudamericano: il ’78 di Mario Kempes

Il Pallone d’oro sudamericano: il ’78 di Mario Kempes


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10 Maggio 2020 Alle 10:34

Uno dei più grandi attaccanti della storia dell’Argentina, sicuramente uno dei più amati di sempre e in grado di essere assoluto protagonista nella vittoria del primo Mondiale. Mario Kempes era in grado di giocare in tutti i ruoli della fase offensiva, svariando in tutte le zone in modo tale da non dare punti di riferimento, riuscendo così a essere spietato uomo gol, ma anche sopraffino uomo assist.

Nacque a Bel Ville, vicino a Córdoba, e provò fin dalla gioventù a superare il padre che era stato un calciatore solo a livello dilettantistico. Le doti del giovane vennero notate prima dalla squadra locale del Tallares e poi dal ben più prestigioso Instituto de Córdoba. In biancorosso ebbe un impatto devastante segnando ben undici reti in sole tredici partite facendo parlare di sé i più grandi club del Paese. L’anno seguente passò al Rosario Central e nel primo vero anno da titolare divenne capocannoniere. Furono ventisei le sue reti a fine anno, anche se i gialloblu chiusero al secondo posto. A vent’anni era già la stella del campionato e titolare dell’Argentina partecipando già al Mondiale in Germania Ovest nel 1974, anche se non trovò mai la via del gol in sei partite. Per altre due stagioni fece infiammare il Gigante de Arroyito e nel 1976 vinse un’altra classifica marcatori, ma ormai l’Europa lo voleva a tutti i costi. Furono gli ambiziosi spagnoli del Valencia ad acquistarlo e dalle parti del Mestalla fu subito calcio spettacolo. La squadra si mantenne sempre nella parte alta della classifica e l’impatto di Kempes in Liga fu devastante. Divenne subito capocannoniere con ventiquattro reti, ma il meglio se lo ero tenuto per l’anno del Mondiale. Il Pipistrello riuscì a passare dal sesto al quarto posto finale in classifica e Mario fu il trascinatore della squadra segnando come mai prima. In campionato riottenne il titolo di Pichichi arrivando al suo numero record di marcature in carriera, ben ventotto, ma non si accontentò. Nonostante in Copa del Rey la squadra venne eliminata già ai quarti di finale, i turni precedenti non impedirono all’argentino di segnare con impressionante regolarità e le undici reti finali lo consacrarono anche capocannoniere del trofeo. In estate poi si disputò il Mondiale in casa e la stella che doveva trascinare l’Albiceleste alla vittoria era più carico che mai. Nel girone iniziale sembrò ancora essere in fase di rodaggio, quasi scaricato dalla stagione vissuta a mille all’ora, ma era solo la preparazione per le partite che contavano. Nella prima gara del secondo girone stese la Polonia con due reti capolavoro. Prima salì in cielo e di testa battè Tomaszewski, mentre nella ripresa, ben servito da Ardiles, saltò nello stretto Maculewicz prima di incrociare di sinistro per il definitivo 2-0. Kempes si era sbloccato e non aveva intenzione di fermarsi. A Rosario contro il Brasile fu una partita molto dura e poco spettacolare e lo 0-0 finale sembrò aiutare i Verdeoro, ma mancava ancora l’ultima partita con il Perù. Dopo un mare di polemiche la sfida venne fatta giocare al termine di Brasile-Polonia in modo tale che l’Albiceleste sapesse quanti gol fare. Contro la Blanquirroja fu un dominio dall’inizio alla fine e il 6-0 finale, condito da un’altra doppietta del numero dieci, permisero ai ragazzi di Menotti di arrivare all’ultimo atto. Al Monumental ci fu la sfida con l’Olanda e fu una partita epica dalle mille emozioni. Nel primo tempo Kempes sfruttò alla perfezione un passaggio di Luque per infilarsi tra due difensori Oranje e in scivolata di sinistro anticipare Jongbloed per l’1-0. La rete fece esplodere di gioia il popolo argentino, ma Nanninga nel finale trovò il pareggio che prolungò la sfida fino ai supplementari. Quando la stanchezza e la poca precisione diventano un limite per tutti si elevano i grandi campioni. Con una giocata da fenomeno Mario dribblò tutta la difesa olandese e dopo aver vinto un rimpallo con il portiere europeo fu più veloce di due difensori avversari e con un dolce tocco mise in rete la palla del 2-1. A quel punto tutti capirono che l’Argentina ce l’aveva fatta e il 3-1 di Bertoni, su assist di Kempes, fu la ciliegina sulla torta. L’Albiceleste si era laureata per la prima volta campione del Mondo nella propria storia e le sei reti valsero al suo uomo migliore l’ennesimo titolo di capocannoniere. Non avrebbe potuto partecipare alla nomina di calciatore sudamericano dell’anno in quanto rappresentante di un club europeo, ma si fece uno strappo alla regola. Era stato troppo importante il suo contributo alla causa argentina e tale la sua dominanza anche con il Valencia che venne premiato relegando al secondo posto il compagno di squadra Fillol e al terzo il brasiliano Dirceu.

Tornato dal Mondiale si ributtò anima e corpo nell’avventura valenciana e nel 1979 riuscì a vincere il suo primo trofeo. In un’epica finale di Copa del Rey contro il Real Madrid segnò una doppietta al Vicente Calderón che stese i Blancos. La vittoria permise quindi alla squadra di partecipare alla Coppa delle Coppe dell’anno seguente e l’aria continentale galvanizzò il sudamericano. Fu un autentica macchina da gol e furono decisive la sue reti nel 4-3 nei quarti di finale contro il Barcellona e soprattutto nella semifinale contro il Nantes. Il gol della speranza nella sconfitta per 2-1 in Francia e una doppietta nel dilagante 4-0 del Mestalla aprirono le porte di un’inattesa prima storica finale internazionale. All’Heysel di Bruxelles la sfida fu contro gli inglesi dell’Arsenal, ma non si vide grande calcio con entrambe le squadre bloccate dalla paura di perdere e dopo un lento 0-0 si andò ai rigori. A iniziare fu proprio Kempes ma il suo sinistro fu debole e centrale e Jennings riuscì a respingere. L’errore per sua fortuna però non fu determinante perché Brady lo seguì immediatamente e Rix si fece neutralizzare da Pereira il sesto tiro e il Valencia potè alzare la Coppa. Nonostante la delusione per la finale sottotono fu ancora Mario il grande trascinatore nella vittoria laureandosi capocannoniere del torneo con nove reti. Al termine di quella stagione iniziò a vivere una sorta di appagamento e nel gennaio 1981 tornò in Argentina al River Plate dove vinse il suo primo campionato. I Millionarios però non stavano attraversando un buon periodo economico e così tornò nell’estate 1982, dopo un deludente terzo Mondiale, dalle parti del Mestalla. Giocò due anni ma abbassando tremendamente i suoi standard prima di passare al ben meno blasonato Hércules. Nel 1986 non riuscì a evitare la retrocessione della squadra e così per sei anni decise di farsi adottare dall’Austria. Inizialmente fu il First Vienna ad acquistarlo, poi addirittura un anno in seconda divisione con il Sankt Pölten, dove ottenne la promozione al primo colpo e nel 1990 riuscì a segnare ancora l’ottimo numero di quindici reti. Disputò anche due annate nel piccolo Kremser prima di dare l’addio al calcio 1992, salvo ripensarci tre anni dopo per giocare ancora in Cile nel Fernández Vial e in Indonesia nel Pelita Jaya.



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