La doppia faccia di Manchester

La doppia faccia di Manchester


Il pomeriggio che ha spaccato Manchester: quarta sconfitta in campionato per il City, per lo United è sempre Rashford il trascinatore

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7 dicembre 2019 Alle 21:17

È il minuto 95 della sfida tra Manchester City e Manchester United. Guardiola si incammina verso gli spogliatoi con aria tesa e con un volto che si è già visto troppe volte in questa stagione. Norwich, Wolverhampton, Liverpool e adesso United, quattro sconfitte pesantissime nel computo di una Premier League che mai come questa volta non concede margine d’errore.

Mai, dal 2015, una squadra era riuscita nella prima mezz’ora di partita a mettere sotto all’Etihad i Citizens per 2-0, un risultato disastroso che sarebbe potuto essere anche peggiore se Rashford non avesse mancato per un paio di volte il bersaglio. Alla fine Otamendi con un colpo di testa proverà a rendere meno amara la sconfitta e a negare a de Gea il primo clean sheet dopo tre mesi, ma un solo gol non basta per salvare questo City. La vetta adesso è distante 14 punti, tanti per provare a rincorrere un Liverpool che sembra infallibile: è un risultato impietoso per Pep Guardiola, piombato in un incubo a occhi aperti dopo aver dominato in lungo e in largo in Inghilterra negli ultimi due anni. 32 punti conquistati in 16 giornate sono il peggior risultato ottenuto dal catalano nel corso della sua carriera da allenatore, un dato che già da solo basterebbe a delineare la situazione critica in cui imperversano i Citizens.

Photo by Michael Regan/Getty Images

Da aggiungere c’è davvero poco altro: nonostante il possesso palla schiacciante (71% per il City), nonostante il doppio dei tiri provati in area e fuori, nonostante una precisione di passaggi quasi disumana, a vincere questo derby è il Manchester United, sporco, impreciso ma terribilmente efficace, una macchina costruita male che dopo un inizio traballante ha cominciato a trovare la sua stabilità. Il merito, se ci fosse bisogno di ribadirlo, sta quasi tutto nei piedi di Marcus Rashford, il ventiduenne al quale Solskjaer si aggrappa per salvare la sua panchina.

E l’attaccante non ci pensa due volte ad aiutare squadra e allenatore: in 21 apparizioni in tutte le competizioni ha già segnato 13 gol, eguagliando in pochissimo tempo il suo personale record di reti stagionali da quando indossa la maglia dello United. Suo è l’1-0 di questa sera, al quale si aggiunge la rete di Anthony Martial, il vero riferimento dell’attacco coinvolto in 10 gol nelle sue ultime 13 partite in Premier League (6 reti più 4 assist). Sono loro i wonderboys che stanno lentamente salvando la faccia ai Red Devils nell’ennesima stagione di rivoluzione, sostituendosi per numeri e prestazioni a un giocatore come Romelu Lukaku, lasciato andar via senza mai trovare un vero sostituto.

Serviva un derby così per far emergere le fragilità dell’inarrestabile City e la bellezza che si cela dietro allo United, due rivali che per un pomeriggio si sono scambiate la pelle. E non è difficile credere che, almeno per oggi, a Manchester non tutti respirano la stessa aria.

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