Le chiavi del sogno Atalanta in Champions League

Le chiavi del sogno Atalanta in Champions League


L’Atalanta incanta contro il Valencia: 4 gol nell’ottavo di andata e qualificazione vicinissima, ecco come Gasperini ha preparato il suo capolavoro

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19 Febbraio 2020 Alle 23:12

La Stella che incanta, come recitano le parole del suo inno, l’Atalanta più grande di sempre. Quella che legittima i suoi traguardi, che celebra ogni novità con una nuova impresa. La sua storia l’ha messa di fronte a un ostacolo importantissimo come la Champions, che dopo un mese di apprendistato ha imparato a vivere, a gestire, a cavalcare.

Oggi vediamo un’Atalanta padrona delle partite, capace di fare il suo gioco anche contro big di campionati importanti, perfetta nello sfruttare le occasioni, concreta nel portare a casa il massimo in un doppio confronto che avrebbe avuto 90 minuti di fuoco a Mestalla qualora fossero stati lasciati più spiragli. Perché c’è da dirlo, l’Atalanta ha vinto e fatto bel calcio, ma ha rischiato e comunque goduto di un avversario alle prese con assenze di enorme peso specifico. Eppure il 4-1 finale sa quasi di biglietto per i quarti, con il solo errore da non dover commettere di considerare blindata una qualificazione che arriverà solo in Spagna. Però il successo della squadra di Gasperini è importantissimo, leggendario per certi versi, se si considera che mai prima di questa stagione l’Atalanta aveva partecipato alla Champions.

(Photo by VINCENZO PINTO/AFP via Getty Images)

Le chiavi della vittoria stanno nel giusto compromesso tra le sorprese: perché se da una parte la Dea ha fatto il suo gioco, non andando a cercare nulla che non conoscesse già, dall’altra ha preparato delle trappole di prima qualità come la titolarità a sorpresa di Pasalic al posto di Zapata che ha creato subito i presupposti per fare male non solo sulle vie laterali, ma anche tramite inserimenti dal centro.

Sul piano dei meriti l’interpretazione della partita è in primo piano: la fase difensiva del primo tempo è stata ottima, così come la rapidità di un possesso che porta il pallone su un’enorme porzione di campo, rendendo difficilissimi da marcare gli uomini (non necessariamente attaccanti) in area di rigore, tanto due gol sono arrivati da Hateboer. Poi la concretizzazione del tutto ha fatto la differenza: un solo jolly, quello di Pasalic, pescato in avvio dal Valencia, poi sostanzialmente zero errori sotto porta.

Sostanzialmente il contrario di quanto accaduto dall’altra parte: perché il Valencia nonostante il risultato ha giocato la sua partita e creato tante occasioni, tanto da avere mille rimpianti soprattutto su Maxi Gómez che ha fatto schizzare il voto in pagella di Gollini. E se la precisione in zona-gol è stata così carente, allora non ci si potevano permettere i tanti lussi difensivi: le assenze hanno pesato tantissimo, dai centrali al portiere, con evidenti lacune praticamente in ognuno dei gol.

Il Valencia ha visto sanguinare le proprie cicatrici durante la partita e chissà se è finito davvero al tappeto dopo questi quattro gol. C’è ancora un ritorno da giocare ma la partita sembra quasi agli archivi: alcuni rientri e l’ambiente di Mestalla possono essere le uniche chiavi di una rimonta che sarebbe incredibile. Cosa che per ora è solo il cammino dell’Atalanta. 





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