Lille, come investire nei giovani e vincere

Lille, come investire nei giovani e vincere


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24 Febbraio 2020 Alle 14:30

Se c’è una squadra in Ligue 1 che in questo momento ha le idee chiarissime sul suo futuro, quella è il Lille, che dopo aver toccato il fondo due anni fa, è rapidamente risalita ai vertici del calcio francese e adesso punta con forza alla zona Europa.

Il trio Galtier-Lopez-Campos

Sicuramente le persone che hanno maggiormente influenzato gli ultimi due anni del LOSC Lille sono l’allenatore Christophe Galtier, il presidente Gerard Lopez (aiutato da Elliott) e  soprattutto il direttore sportivo Luis Campos, che in un periodo di grande difficoltà per il Lille ha deciso di puntare tutto sui giovani, aiutandoli a crescere con qualche elemento di esperienza preso a basso costo.

La stagione 2017-2018 è stata decisiva per questo cambiamento: l’acquisizione di Lopez e il conseguente arrivo dell’esperto allenatore Bielsa avevano creato alte aspettative, che il Loco non riuscì a rispettare, a causa di una vita dissoluta che condusse anche lo spogliatoio al caos: alcuni giocatori affermarono persino di potersi autogestire durante gli allenamenti e i ritiri. L’allenatore argentino quindi venne esonerato e Galtier prese in mano una squadra al penultimo posto con il compito di salvarla, e ci riuscì alla penultima giornata, concludendo la stagione al 17esimo posto.

galtier lille

(Photo by FRANCOIS LO PRESTI/AFP via Getty Images)

Il capolavoro di Campos e Galtier

Nel mercato estivo Campos prese in mano le redini della squadra e vendette i giocatori ritenuti superflui al progetto di Galtier, mentre per il mercato in entrata spese solo 9 milioni di euro, portando a Lille giocatori come Leao, Fonte, Bamba, Ikoné e Remy, ovvero i leader dell’attuale squadra, escluso ovviamente il giovane portoghese ora in forza al Milan. La stagione, conclusa al secondo posto, dimostrò a tutta l’Europa l’incredibile capacità di Campos di trovare talenti da rivendere ad altissimo prezzo: Pepé, Leao e Mendes sono andati via per 125 milioni complessivi e hanno generato enormi plusvalenze, mentre varie squadre, fra cui la Roma, hanno cercato di portare Campos dalla loro parte, ma lui è rimasto fedele alla causa Lille, soprattutto perché in questa squadra poteva e può fare tuttora il proprio gioco, senza pressioni esterne ma allo stesso tempo con grandi stimoli. Infatti l’ultimo titolo vinto dalla squadra francese risale alla stagione 2010-2011, un’eternità a Lille, in cui si sono succedute due proprietà e molti tecnici, che non sono riusciti ad affermarsi, almeno fino a Galtier.

Perché il talento di Campos non sarebbe mai emerso senza la fiducia che Galtier ha riposto nei giovani giocatori che poi sono esplosi. Il camaleontico 4-4-2, che in fase offensiva diventa una sorta di 4-2-4 con mezzali di inserimento, ha valorizzato soprattutto i giocatori offensivi e ha permesso alla squadra di esprimere un calcio esteticamente molto bello e dinamico, che fino ad ora la mantiene al quarto posto in Ligue 1.

I giocatori del Lille

Victor Osimhen è passato dall’essere considerato un talento bruciato ad essere eletto miglior giocatore del mese di settembre dell’attuale stagione di Ligue 1, giustificando finalmente i paragoni che erano stati fatti con Drogba: la sua grande fisicità, ma al contempo la sua agilità e velocità, lo hanno reso uno dei giovani attaccanti più prolifici dei cinque maggiori campionati europei, rendendolo capace di segnare 13 gol in 25 partite. Caratteristiche queste che hanno anche aiutato un altro acquisto di Campos, Loic Remy, che non era un giovane talento da valorizzare, bensì un acquisto che doveva portare esperienza all’interno di uno degli spogliatoi più giovani d’Europa. Stesso discorso anche per José Fonte, che si è rilanciato in ottica nazionale proprio in Francia, dopo 6 mesi passati in Cina. Discorso completamente diverso invece per i due Jonathan, Ikoné e Bamba, che erano considerati fra i migliori prospetti del calcio francese già due anni fa, quando il Lille li comprò per appena 5 milioni di euro. Questo perché Ikoné veniva da un buon prestito al Montepellier, ma era di proprietà del PSG, che non aveva alcuna intenzione di concedergli spazio: a quel punto, la scelta più logica rimaneva il Lille e in pochi giorni l’accordo si concluse su una base di 5 milioni di euro. Bamba invece, dopo vari prestiti in giro per la Francia, era tornato al Saint Etienne e aveva giocato un’ottima stagione, segnando 7 gol, ma il suo contratto in scadenza non era stato rinnovato e lui aveva già scelto in inverno la sua squadra, il LOSC Lille. Renato Sanches merita un altro discorso a parte: considerato uno dei migliori giocatori degli Europei del 2016, giocati a soli 18 anni, era stato subito acquistato dal Bayern Monaco per 40 milioni di euro. Tuttavia in Baviera non trovò spazio, complice anche la difficoltà di adattarsi ad un modo di vivere completamente diverso, e fu costretto ad andare (come dichiarato recentemente) in prestito allo Swansea, dove fece anche peggio e fece infuriare i tifosi per alcuni comportamenti fuori luogo. Dopo una parziale rinascita l’anno scorso, Campos ha deciso di puntarci ed è stato il primo ad accontentare il Bayern con 20 milioni, che fino ad ora ha dimostrato di valere, grazie a prestazioni di buona qualità. Altri due acquisti dell’ultima campagna di mercato, Yusuf Yazici e Timothy Weah, non hanno ancora avuto la possibilità di dimostrare il loro valore a causa degli infortuni che li hanno colpiti: il turco si è rotto il crociato a dicembre, mentre il figlio di George è perseguitato da fastidi alla coscia dall’inizio della stagione.

In particolare Bamba, Ikonè e Osimhen si sono dimostrati in grado di prendere il posto di Leao e Pepè, due addii che si pensava avrebbero creato una grande lacuna tecnica nel Lille. Galtier invece si è dimostrato capace di lavorare con i giovani, valorizzandoli al massimo: un lavoro questo che richiede umiltà e coraggio, due caratteristiche che non tutti hanno, e che unite alla grande visione del futuro di Campos e Lopez hanno creato una delle squadre più interessanti di tutto il panorama calcistico europeo. Perché investire nei giovani e farli giocare non è sempre sinonimi di vincere, ma al Lille lo è.

Federico Zamboni

 





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