Storia del Pallone d’oro: il ’58, Raymond Kopa

Storia del Pallone d’oro: il ’58, Raymond Kopa


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4 Aprile 2020 Alle 10:45

Uno dei più grandi esempi di regista avanzato della storia, un esteta del pallone capace di giocate sensazionali nello stretto e grande maestro dell’assist. Raymond Kopa è stato un artista di questo sport capace di portare la Francia per la prima volta a grandi livelli internazionali e di convivere con fenomeni come Di Stéfano e Puskás senza mai sfigurare, anzi esaltando le qualità di tutti.
Nacque a Nœux-les-Mines da una famiglia polacca immigrata in Francia e visse un’infanzia molto dura con il padre minatore. Il cognome in realtà era molto più lungo ed era Kopaszewski ma con gli anni venne francesizzato. L’ambientamento fu sempre molto difficile perché, nonostante la famiglia avesse lasciato da anni la Patria natia, in casa si continuava a parlare in polacco e questo fece sì che Raymond avesse molti problemi a scuola nelle varie materie e anche nella socializzazione con i compagni. Per questo motivo la abbandonò in tenera età e, pur provando a non seguire le orme del padre tentando la strada da elettricista, si ritrovò per vari anni in miniera e qui perse parzialmente pollice e indice sinistro. Nella sfortuna riuscì ad avere una pensione di invalidità che gli permise di lasciare quel duro lavoro per concentrarsi solo alla sua grande passione: il calcio.

Iniziò giovane la sua carriera da professionista perché dopo gli inizi nella squadra del suo paese venne notato dai dirigenti dell’Angers che lo portarono in prima squadra nel 1949 quando aveva solo diciotto anni. Il club bianconero era una piccola realtà della Ligue 2 e in due annate la squadra riuscì sempre a salvarsi per il rotto della cuffia, ma fu in questa squadra che l’allenatore Camille Cottin decise che non si sarebbe chiamato più Kopaszewski ma semplicemente Kopa. Una decisione bizzarra ma che piacque al ragazzo che intanto diventava sempre più bravo e si fece notare dal principale campionato transalpino e a comprarlo fu il Reims. L’impatto con la Ligue 1 fu di primo livello e a renderlo celebre fu una tripletta in un memorabile 8-1 rifilato al Marsiglia. Intanto anche la nazionale francese iniziava a notarlo convocandolo e nel 1952-53 realizzò ben tredici reti risultando decisivo per la vittoria del campionato. Un momento straordinario arrivato dopo un’annata che lo avevo visto formare con Appel e Glovacki un trio delle meraviglie. Il campionato seguente però iniziò in maniera tragica con la morte a seguito di un incidente stradale da parte del compagno di squadra Francis Méano e quei punti persi a inizio anno costarono il titolo a favore del Lille. In estate venne convocato da Pibarot per il suo primo Mondiale in Svizzera e un suo rigore allo scadere fu determinante nell’unica vittoria transalpina contro il Messico per 3-2. Fu un successo valido solo per le statistiche perché i Galletti uscirono mestamente al primo turno.
Al ritorno dalla massima competizione per nazioni Kopa aveva voglia di riscatto e riuscì ad andare ancora una volta in doppia cifra segnando undici reti vincendo così il suo secondo campionato francese. Il successo avrebbe quindi permesso alla squadra del Grand Est di partecipare alla prima storica edizione della Coppa dei Campioni. Le forze e l’energia della squadra vennero concentrate completamente sul torneo continentale, tanto che in Patria arrivò un misero decimo posto. In Europa però la squadra si trasformava e trascinata dal proprio meraviglioso numero dieci arrivò fino alla finale che si sarebbe disputata a Parigi contro il Real Madrid. Fu una partita splendida tra due grandissime squadre e nonostante le reti iniziali di Leblond e Templin furono gli spagnoli a ribaltare il risultato vincendo così per 4-3. La delusione di Raymond fu enorme, ma qualcuno aveva notato la sua immesa classe: Alfredo Di Stéfano. L’argentino convinse la dirigenza madrilena che il ragazzo di origine polacca avrebbe dovuto essere il nuovo acquisto dei Blancos, anche se si dovette aspettare la naturalizzazione spagnola della Saeta Rubia per poter liberare uno spazio per uno straniero in rosa. Dopo i primi problemi burocratici venne schierato nell’insolito ruolo di ala destra, ma una sonora sconfitta per 4-0 contro il Barcellona fece capire che qualcosa non stava andando. Il tecnico José Villalonga allora gli cambiò la posizione mettendolo nel ruolo di rifinitore dietro a Di Stéfano e Rial e la musica cambiò. A testimoniare il decisivo cambio di ruolo fu uno spettacolare 5-0 nel derby contro l’Atlético Madrid dove il francese realizzò una doppietta. Nonostante fosse arrivato in finale anche l’anno precedente dovette aspettare un anno prima di segnare il suo primo gol europeo contro il Rapid Vienna, ma risultò decisivo nella semifinale contro il Manchester United dove segnò la rete dello 0-1 a Old Trafford, decisiva per il passaggio del turno. Kopa fu dunque il primo giocatore della storia a scendere in campo in due finali di Coppa dei Campioni con due maglie diverse, ma rispetto a Parigi questa volta potè gioire. Davanti al proprio pubblico del Bernabéu le Merengues travolsero la Fiorentina per 2-0 facendo così una strepitosa doppietta campionato/Coppa.

Il 1958 fu un altro anno da incorniciare, perché non solo venne replicata le vittorie in Spagna e in Europa, ma la sintonia con Don Alfredo diventava sempre più evidente e in estate partecipò al suo secondo Mondiale. Con il centravanti di origine marocchina Just Fontaine formò una coppia favolosa che poteva essere fermata solo da un altro due leggendario: Pelé e Garrincha. Nonostante la sconfitta contro la Jugoslavia i Galletti arrivarono primi nel girone con il fantasista del Real che si divertiva a inventare e il centravanti del Reims che segnava come mai si sarebbe visto in una Coppa del Mondo, tredici i suoi centri a fine torneo, un record ancora oggi imbattuto. Raymond andò in gol nell’esaltante 7-3 inaugurale contro il Paraguay e sbloccò la sfida di Örebro contro la Scozia prima che la squadra dominasse ai quarti di finale contro l’Irlanda del Nord. Come detto c’era però un duo ancora più forte di Kopa e Fontaine e la sfida col Brasile arrivò a un passo dalla finale. Fu una sfida meravigliosa ma un giovanissimo O Rei segnò una tripletta risultando decisivo nel 5-2 che spezzò i sogni transalpini. I Galletti riuscirono comunque a ottenere un prestigioso terzo posto grazie alla grande vittoria per 6-3 contro la Germania Ovest campione in carica e con un altro rigore il fenomeno del Real chiuse il torneo segnando tre gol. I madrileni avevano mandato in Scandinavia il dirigente Saporta per valutare il miglior giocatore della competizione e portarlo nella Capitale, ma al suo ritorno disse che ciò era impossibile perché il migliore giocava già per loro. Non fu il solo a pensarlo e a fine anno France Football nominò Raymond miglior giocatore d’Europa con settantun voti, davanti ai quaranta del tedesco Rahn e ai ventitre del compagno di avventure Fontaine.

Bernabéu era entusiasta di avere in squadra due palloni d’oro e propose un ricco rinnovo, ma Kopa decise di rifiutare volenteroso di tornare a casa. Giocò ancora una stagione al Real e tanto gli bastò per vincere la sua terza Coppa dei Campioni, ironia della sorte proprio contro il Reims. A marcarlo ci fu Jean Vincent che non si risparmiò negli interventi causandogli una botta che lo limitò per tutto il resto della gara ma il 2-0 finale confermò la Casa Blanca in vetta al Continente. A fine anno tornò però nella squadra dove aveva lasciato il cuore, quello Stade Reims che non aspettava altro che riaccoglierlo per tornare a vincere. Il ritorno fu di quelli memorabili con i biancorossi che uccisero il campionato segnando addirittura centonove reti, quattordici delle quali di Kopa che stabilì così il suo record personale. Il trascorrere degli anni iniziava però a farsi sentire e fu proprio un acciacco fisico a fargli saltare l’Europeo casalingo del 1960. La Francia entrò in un vortice negativo che la portò a rimanere esclusa dai Mondiali in Cile del 1962 venendo eliminata dalla Bulgaria, mentre il Reims visse un paradosso impronosticabile. Dopo la vittoria del ’60 arrivò un secondo posto, un altro successo e ancora la piazza d’onore, ma nel 1964 ci fu un crollo vertiginoso tanto da retrocedere in Ligue 2. Kopa rimase anche in seconda divisione e ci restò per ben due anni fino a quando non arrivò la tanto attesa promozione. Giocò la sua ultima stagione tra le grandi di Francia nel 1966-67, ma la sua carriera finì ancora una volta con una triste e amara retrocessione. Morì il 3 marzo 2017 dove la sua vita calcistica era iniziata, ad Angers, e quando se ne andò tutto il mondo del calcio francese pianse la scomparsa del suo primo grande fenomeno.
Un esteta del pallone, un abile ed elegante giocoliere, rifinitore come pochi nella storia. Un campione di classe e tecnica, un campione come Raymond Kopa.



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