Storia del Pallone d’oro: il ’75, Oleg Blochin

Storia del Pallone d’oro: il ’75, Oleg Blochin


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22 Marzo 2020 Alle 10:43

Una leggenda del calcio sovietico e ucraino, un calciatore che anticipò le idee di Lobanovski e riuscì a far conoscere la Dinamo Kiev in tutta Europa. Oleg Blochin era un attaccante di manovra, abile nel giocare per la squadra ma freddo e decisivo in zona gol. Sulla maglia infatti aveva il numero undici, quello che normalmente viene dato alle ali sinistre, ma la fascia non era certo il suo unico posto. Grazie alla sua grande velocità e a un dribbling che gli permetteva di saltare l’uomo nello stretto divenne fin da subito uno dei giocatori più importanti d’Europa. I suoi primi allenatori lo misero a sinistra perché il suo era un mancino capace di disegnare calcio, ma Oleg capì che il giocare con un solo piede sarebbe stato deleterio per lui e così raccontò di lunghissime sessioni ad allenare solo il destro per poter diventare così un giocatore completo. Con le sue caratteristiche non avrebbe sfigurato nell’Olanda del calcio totale di quegli anni perché lo si trovava in tutto il campo e le sue sgroppate erano sempre un piacere per gli occhi.

Nativo proprio di Kiev entrò nel settore giovanile dei biancoblu a soli dieci anni e a diciassette fece il suo debutto in prima squadra sotto la guida di Viktor Maslov. Si narra però che non fu solo con i tecnici della propria squadra che continuò ad allenarsi ma anche con Valeri Borzov, un gigante della corsa capace di vincere l’oro a Monaco di Baviera nei cento e nei duecento metri. Il velocista arrivò primo con un tempo di 10″26, e, grazie agli insegnamenti del maestro, Blochin riuscì ad aggirarsi attorno agli undici secondi, un tempo comunque migliore dei primi eliminati a quelle Olimpiadi. Uno così quindi non poteva passare inosservato e a diciannove anni, nel 1971, vinse il suo primo campionato sovietico, ma fu nella stagione seguente che divenne il simbolo della Dinamo. I quattordici gol di fine anno gli permisero di vincere il primo titolo di capocannoniere della sua carriera e in quella stagione trascinò la nazionale olimpica dell’Unione Sovietica fino alla medaglia di bronzo dopo aver segnato ben sei reti. Quell’anno ci fu anche l’Europeo in Belgio, ma clamorosamente il tecnico Ponomarëv lo lasciò a casa e forse nella pesantissima sconfitta in finale contro la Germania Ovest uno come Blochin sarebbe servito. Debuttò subito dopo questo torneo contro la Finlandia e per quindici anni non uscì più di squadra.

Nel 1973 e nel 1974 divenne sempre di più il simbolo del calcio sovietico riconfermandosi ancora re dei bomber con diciotto e venti centri e portando alla bacheca della Dinamo Kiev un altro campionato e una Coppa nazionale, ma in quegli anni era arrivato un tecnico rivoluzionario: Valeri Lobanovski. Dopo anni passati al Dnepr il tecnico di Kiev tornò a casa nella sua Dinamo e trovò in Blochin l’uomo perfetto per il suo laboratorio di calcio e Oleg trovò nel Colonnello l’allenatore perfetto per esaltare al massimo le sue potenzialità. Il tutto avrebbe avuto il massimo della sua esaltazione nell’anno di grazia 1975. In Coppa delle Coppe si raggiunse l’apice per un club sovietico che fino ad allora non erano mai riusciti a ottenere grandi risultati a livello internazionale. Nel primo turno contro i bulgari del Cska Sofia ci furono due 1-0 firmati entrambi dal numero undici di Kiev e nel turno successivo si ripetè trovando la rete del pareggio a cinque minuti dalla fine a Francoforte contro l’Eintracht. La complicità con il centravanti Onyschenko poi era a dir poco perfetta e il numero nove ne approfittò per segnare a raffica grazie alle grandi giocate di Oleg che mise il suo timbro anche nella semifinale contro il Psv Eindhoven vinta per 3-0. La finale sarebbe stato uno scontro tra squadre dell’est Europa contro gli ungheresi del Ferencváros, ma a Basilea non ci fu mai partita. Una doppietta di Onyschenko e il sigillo finale di Blochin, che servì anche il primo assist a termine di una partita sontuosa, mandarono agli annali un 3-0 netto e insindacabile e per la prima volta un club sovietico era riuscito ad alzare al cielo un trofeo europeo. L’apice quindi era stato raggiunto? Nemmeno per sogno. C’era ancora la Supercoppa Europea da giocare contro il Bayern Monaco bicampione e con tanti giocatori vincitori del Mondiale con la Gernania Ovest. Allora questo torneo era suddiviso in una doppia sfida con andata e ritorno, ma il protagonista fu uno e uno solo. Il biondo Oleg decise a metà secondo tempo la sfida dell’Olympiastadion con una giocata incredibile al limite dell’area dove lasciò di stucco quattro difensori bavaresi prima di incrociare di sinistro e battere Maier. La Dinamo aveva espugnato la tana di quella che sembrava una squadra imbattibile e allo Stadio Centrale fece anche meglio. Davanti a oltre centomila persone Blochin riuscì nell’impresa di umiliare in più di un’occasione Beckenbauer e il 6 ottobre 1975 fece vincere ai suoi anche la Supercoppa. Con una delle sue meravigliose accelerazioni arrivò in area per l’1-0 e nella ripresa una sua punizione bassa e potente dalla lunga distanza portò al raddoppio finale e alla sua definitiva incoronazione a migliore d’Europa. Dà ancora più risalto a questa suo grande trionfo personale il fatto di essere stato l’unico a intromettersi tra il 1971 e il 1976 al duopolio Beckenbauer e Cruyff e nel 1975 arrivò davanti proprio a queste due leggende ma con differenze impressionanti. France Football lo votò quasi all’unanimità conferendogli il premio grazie a centoventidue voti, contro i quarantadue del Kaiser e i soli ventisette del Tulipano di Amsterdam.

Quando si parla di Blochin probabilmente si stra trattando del più grande giocatore sovietico di sempre e lo si può capire anche dal fatto che era l’unico a poter aver certi privilegi. Nell’Urss comunista di quegli anni infatti era insolito vedere giocatori con capelli lunghi e addirittura girare con i jeans, ma questo a Oleg era consentito e perdonato perché era riuscito a dare una grande immagine non solo sua ma dell’intera nazione in giro per il continente. La sua carriera continuò ad altissmi livelli, pur non riuscendo a raggiungere quel picco di perfezione del 1975, e vinse sempre il premio come miglior giocatore ucraino dal 1972 al 1981, eccezion fatta per il 1978 che lasciò il premio al suo compagno di squadra Staruchin. Nel 1982 si tolse lo sfizio di giocare il suo primo Mondiale, un’assenza ancora troppo importante per non essere riempita, e nella seconda gara contro la Nuova Zelanda riuscì a segnare la sua prima rete. Il torneo ebbe un esito molto amaro con un’eliminazione al secondo turno senza mai perdere e senza mai subire gol, ma la Polonia aveva una miglior differenza reti e questo costò la semifinale a Blochin e compagni. A trent’anni sembrava ormai arrivato al capolinea, ma Lobanovski, tornato alla guida della Dinamo, lo volle ancora in squadra come simbolo della nuova generazione che aveva in Belanov e Zavarov i suoi simboli e nel 1986 la Dinamo rifece l’impresa di undici anni prima. Ancora una volta fu la Coppa delle Coppe il trofeo continentale prediletto, ancora una volta arrivò una netta vittoria per 3-0, questa volta contro l’Atlético Madrid, e ancora una volta arrivò la firma di Oleg Blochin. Il veterano numero undici battè Fillol con un dolce pallonetto in corsa chiudendo di fatto la partita segnando il raddoppio a cinque minuti dalla fine. Una notte magica quella della Gerland e con la contemporanea assegnazione del ruolo di c.t. a Lobanovski venne convocato anche per il Mondiale in Messico del 1986 dove giocò solo le prime due partite, ma contro il Canada indossò anche la fascia da capitano. Nel 1988 lasciò la Dinamo e la nazionale e con duecentoundici gol per i biancoblu e quarantadue per l’Armata Rossa risulta essere il miglior marcatore di sempre nella storia del club e della nazionale.

Finì la carriera con due brevi apparizioni nel Vörwarts Steyr in Austria e nell’Aris Limassol a Cipro, prima di chiudere la carriera di giocatore nel 1990 e diventare un ottimo allenatore in grado di portare la sua Ucraina libera e indipendente fino ai quarti di finale del Mondiale 2006.
Un grande del calcio che ha segnato due decenni in Unione Sovietica e in Europa, arrivando a vette prima considerate inarrivabili, facendo conoscere al mondo la Dinamo Kiev e scrivendo il suo nome in maniera perentoria nella storia sportiva. Il nome di Oleg Blochin.



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