Storia del Pallone d’oro: il ’77, Allan Simonsen

Storia del Pallone d’oro: il ’77, Allan Simonsen


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25 Aprile 2020 Alle 10:47

Un’ala fantastica, dotato di rapidità e tecnica che lo hanno reso un’icona degli anni ’70. Il cross e l’assist come fine ultimo, il dribbling come straordinario mezzo per arrivare all’obbiettivo e la grande abilità di segnare calciando in corsa. Allan Simonsen è stato il primo grande campione danese della storia che è riuscito a farsi apprezzare in giro per l’Europa ed è l’unico di sempre ad aver segnato nelle tre più importanti finali di Coppa continentale.
Nacque a Vejle alla fine del 1952 e giocò con i biancorossi locali durante tutto il settore giovanile fino a quando non debuttò in prima squadra. Il suo impatto fu subito di quelli significativi e fin dal primo anno vinse subito il campionato e la Coppa di Danimarca, tanto da guadagnarsi nel luglio 1972 la prima convocazione in nazionale. Al debutto segnò una doppietta nell’amichevole contro l’Islanda e ad agosto partecipò alle Olimpiadi. Fu un torneo ricco di soddisfazioni a livello personale e il meglio lo diede nella gara d’esordio quando segnò una doppietta contro il Brasile. Le prestazioni convincenti e quella sua maestria nel dominare la fascia destra lo misero nel mirino dell’ambizioso Borussia Mönchengladbach che decise di portarlo in Germania. L’adattamento a un campionato molto più difficile come quello tedesco fece vivere a Simonsen due stagioni complicate, ai margini della rosa che lo portarono addirittura a perdere la nazionale. Nel finale del 1974 però iniziò a farsi spazio e contro Duisburg e Bayern Monaco trovò i suoi primi gol in Bundesliga e per l’allenatore Weisweiler divenne pronto per il grande salto di qualità. Iniziò la nuova annata da titolare e con il centravanti Heycknes nacque una complicità straordinaria che permise ai “Fohlen” di iniziare un ciclo strepitoso. I bianconeri dominarono il campionato segnando ottantasei reti in trentaquattro partite, ventisette del centravanti teutonico e diciotto dall’imprendibile ala danese, record in carriera. A far brillare ancora di più la sua stella fu però la Coppa Uefa di quell’anno con il Borussia che ebbe un andamento inarrestabile. Allan fu l’uomo in più nelle ultime due decisive trasferte e dopo aver steso i connazionali del Colonia a domicilio si ripetè in finale col Twente. Gli olandesi erano riusciti a strappare un prezioso 0-0 nella finale giocata in Germania ed erano speranzosi di poter alzare il trofeo, ma a Enschede salì in cattedra Simonsen. Dopo soli tre minuti sbloccò il risultato con un gran destro sotto la traversa e ispirò Heycknes per la sua tripletta. A tempo quasi scaduto il numero nove gli concedette il rigore della gloria e con l’1-5 finale il ‘Gladbach vinse il suo primo titolo internazionale.

I bianconeri erano diventati una delle più solide realtà del calcio teutonico e volevano affermarsi anche in campo internazionale. Il danese fu devastante negli ottavi di finale nelle due gare contro la Juventus e fu l’uomo in più per la qualificazione dei suoi. In casa segnò in scivolata di sinistro a termine di una splendida azione in velocità, mentre a Torino chiuse i conti segnando il 2-2 ribadendo in rete un suo precedente tiro respinto da Gentile. Nel turno successivo furono però due pareggi con il Real Madrid a risultare fatali e in quell’annata ci si dovette accontentare del secondo successo in campionato. Il 1976-77 invece sembrava quello giusto per arrivare alla storica vittoria in Coppa dei Campioni proseguendo il dominio tedesco dopo i successi del Bayern. La squadra passò sotto la guida proprio dell’ex tecnico dei bavaresi Lattek e venne data precedenza al massimo trofeo continentale. In campionato la squadra ebbe qualche passo falso di troppo, ma si creò un tale assembramento di squadre alle sue spalle che alla fine riuscì comunque a vincere la terza Bundesliga consecutiva, staccando di un solo punto Schalke 04 e Eintracht Braunschweig e di due l’Eintracht Francoforte. Simonsen risultò ancora decisivo pur limitando a dodici le sue realizzazioni, ma fu in Coppa che diede il meglio. Per il nuovo allenatore il danese doveva giocare più lontano dalla porta in modo tale da sfruttare al meglio le sue ripartenze e nonostante il solo gol ai quarti contro il Bruges il Borussia arrivò in finale. A Roma sfidò il Liverpool in una riedizione della finale di Coppa Uefa del 1973 e l’obbiettivo primario era quello di cambiare la storia passata. Allan era una riserva allora, mentre all’Olimpico fu titolare e uomo di giornata. A inizio ripresa scattò sulla sinistra dopo un errore in disimpegno e con un gran sinistro all’incrocio freddò Clemence pareggiando così l’iniziale vantaggio di McDermott. Alla fine però furono i Reds a vincere per 3-1, ma la sfida tra campioni della fascia destra con Kevin Keegan era stata stravinta dal danese. A fine anno France Football decise di alleviare la delusione per il trofeo perso all’ultimo momento premiandolo con il Pallone d’oro dopo una splendida volata a tre. Allan guadagnò settantaquattro voti che bastarono per staccare i settantuno di Keegan e i settanta di Platini.

Il successo galvanizzò ancora di più Allan che tornó ad avvicinarsi alla porta nel 1978 andò a segno per ben diciassette volte in campionato, ma la differenza reti costò carissima al Borussia Mönchengladbach che perse il titolo a favore del Colonia pur avendo totalizzato lo stesso numero di punti. Questo voleva dire che la corsa alla Coppa dei Campioni doveva interrompersi e la squadra si ributtò alla conquista di una vecchia conoscenza, la Coppa Uefa. Simonsen fu ancora una volta l’uomo in più nei momenti decisivi già nella semifinale contro il Duisburg. La rivelazione di quel torneo vendette cara la pelle in casa, ma il danese segnò il gol dell’1-1 e al Bökelbergstadion contribuì con una doppietta al largo 4-1 che valse ancora una volta la finale. Ad attendere i bianconeri c’era la Stella Rossa e all’andata quasi novantamila jugoslavi spinsero la squadra alla vittoria, ma i tedeschi riuscirono a chiudersi e a portare a casa un ottimo 1-1. Al ritorno tutti aspettavano la grande festa che alla fine arrivò. Simonsen si guadagnò un rigore dopo aver saltato con un pallonetto Jovanović ed essere steso da Muslin e dagli undici metri spiazzò Stojanović che permise di alzare la seconda Coppa Uefa. Fu il suo regalo d’addio alla squadra che tanto lo aveva reso grande prima di cambiare completamente vita e passare al Barcellona.

In blaugrana visse grandi annate dal punto di vista personale, ma la squadra non riusciva a essere alla sua altezza. Le sue falcate sulla destra lo fecero diventare l’idolo del Camp Nou, ma il Barça non riusciva a lottare per la vittoria della Liga riuscendo sempre e solo a ottenere piazzamenti di consolazione. In Coppa però le cose andarono meglio e nel 1981 vinse la Copa del Rey in finale contro il Gijón e così facendo la squadra si qualificò alla Coppa delle Coppe. E Allan si sà che quando sentiva aria internazionale riusciva a dare il meglio sè. Nella semifinale contro il Tottenham segnò il decisivo 1-0 che mandò i blaugrana nella finale che si sarebbe giocata proprio al Camp Nou contro lo Standard Liegi. La pressione di giocare davanti al proprio pubblico l’ultimo atto si fece sentire e fu Vandersmissen a sbloccare il risultato per i belgi. Quando però il primo tempo sembrava destinato a terminare con un risultato negativo ecco che Simonsen salì in cielo e di testa trafisse Preud’homme per l’1-1. Quini nella ripresa segnò la rete della vittoria, ma il danese era entrato nella storia avendo segnato in tutte le finali delle tre principali competizioni europee.
Ancora una volta un grande successo internazionale corrispondeva con l’addio dal club e questo sembrò essere un vero e proprio ritiro dal calcio. L’acquisto di Maradona da parte dei catalani obbligava la squadra a liberarsi di uno tra lui e Schuster e alla fine si optò per l’ex Pallone d’oro. Profondamente disgustato dall’atteggiamento della società decise di sciogliere il contratto e stupire tutti firmando con il Charlton in seconda serie inglese. L’impatto fu ovviamente devastante ma i biancorossi riuscirono a pagargli lo stipendio solo per tre mesi e allora decise di tornare a casa, al Velje. Intanto una grande nazionale danese era alle porte e per riconoscenza a quello che aveva fatto per il movimento venne convocato sia all’Europeo del 1984 che al Mondiale del 1986, giocando solo due spezzoni di gara. Si ritirò definitivamente nel 1989.
Ala veloce, tecnica, con l’istinto del gol e con la grande caratteristica dei campioni di esaltarsi nei momenti più importanti. Una carriera che forse avrebbe meritato qualche luce della ribalta in più, ma che non ha certo impedito al mondo di far apprezzare l’immenso talento di Allan Simonsen.



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