Storia del Pallone d’oro: il ’78 e il ’79, Kevin Keegan

Storia del Pallone d’oro: il ’78 e il ’79, Kevin Keegan


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3 Aprile 2020 Alle 10:47

Il re della fascia destra a fine anni ’70 e primi anni ’80, dotato di una grande rapidità con capacità di saltare l’uomo grazie a velocità e tecnica. Forse il primo vero esterno del mondo del calcio e non più l’ala classica con il solo compito di andare sul fondo e crossare. L’assist era una parte essenziale del suo gioco, senza però mai dimenticare la realizzazione di gol pesanti. Kevin Keegan è stato una vera e propria boccata di aria fresca in anni in cui l’Inghilterra rimaneva ben defilata dai grandi palcoscenici internazionali mancando per ben due volte l’approdo al Mondiale. Fu una bellissima luce di speranza nel mezzo delle tenebre più totali della nazionale dei Tre Leoni.
Nacque ad Armthorpe nel Doncaster e fin dalla giovane età iniziò a giocare nel piccolo Scunthorpe United, squadra di quarta serie costretta ad allenarsi assieme ai ragazzi del rugby perché non in possesso di un proprio campo. Fu in questa realtà che King Kevin si fece le ossa e appena ebbe la patente per guidare si alternava con il compagno Nigel Jackson alla guida del minibus che portava gli Irons in trasferta. Furono anni difficili, anche perché lo stipendio da solo calciatore non bastava e in estate, quando il campionato, era finito aveva bisogno di arrotondare andando a lavorare nella fabbrica siderurgica di Scunthorpe. I vent’anni erano già stati compiuti nel 1971 e la speranza di diventare un campione affermato stavano via via scemando fino a quando Tommy Smith e Bill Shankley non si accorsero di lui e lo portarono a Liverpool. Il tecnico capì le grandi potenzialità di Keegan che venne utilizzato sì come ala destra ma molto più accentrato per formare una meravigliosa coppia d’attacco con il gigante Toshack. Il colosso e il piccoletto formarono una coppia perfettamente assortita in grado di creare il terrore a tutte le difese della First Division.

La sua avventura dalle parti di Anfield iniziò subito nel migliore dei modi con una rete dopo soli dodici minuti al Nottingham Forest, ma al termine di una fantastica stagione con quattro squadre racchiuse in un solo punto fu il Derby County a vincere il titolo. Fu però il 1972-73 però a consacrarlo un immortale dei Reds. Quella fu la sua unica stagione sopra venti gol complessivi col Liverpool, ventidue per l’esattezza, e risultò decisivo per una doppietta campionato/Coppa Uefa da sogno. Nella decisiva penultima giornata contro il Leeds United fu KK a realizzare il 2-0 che consegnò il titolo ai ragazzi di Shankly facendo partire così uno dei più grandi regni di sempre da parte di una squadra inglese. Pochi giorni dopo ci sarebbe stata la finale d’andata di Coppa Uefa contro il Borussia Mönchengladbach, una squadra che sarà ancora importante nella storia di Keegan e del Liverpool. Ad Anfield fece praticamente tutto il numero sette dimostrando sempre di più come quell’affiatamento con Toshack fosse un qualcosa di unico. Due sponde di testa del gallese permisero a King Kevin di segnare l’1-0 con uno splendido tuffo che lasciò di sasso Kleff e poi con un destro al volo all’angolino. Nel mezzo si concesse anche il lusso di sbagliare un calcio di rigore, ma il successivo gol di Lloyd lasciava tranquilli per il ritorno in Germania. I tedeschi erano però duri a morire e sfiorarono l’impresa ma Heycknes si fermò a due reti e così i Reds festeggiarono il primo trofeo internazionale della loro storia.
L’anno seguente il titolo inglese andò al Leeds e in Coppa dei Campioni non era ancora arrivato il momento giusto per vincere, ma la squadra si consolò con la Fa Cup e ancora una volta fu Keegan l’uomo decisivo. A decidere la finale di Wembley contro il Newcastle fu proprio il numero sette ancora una volta con una doppietta e il primo gol fu da applausi con uno stop di ginocchio e destro forte e angolato che piegò le mani a McFaul. Tre mesi dopo arrivò anche la vittoria in Charity Shield ai rigori contro il Leeds United, ma per King Kevin ci fu poco da festeggiare perché ebbe un violento scatto di nervi nei confronti di Billy Bremner rifilandogli un pugno in pieno volto venendo così espulso. Dopo un altro secondo posto il Liverpool visse due stagioni da urlo dove trionfò sia in campionato che nelle Coppe europee. Ancora una volta i Reds arrivarono in finale di Uefa contro i belgi del Brugge che risultarono avversari molto più complicati del previsto. Nella gara di andata di Anfield Road i nerazzurri si portarono sullo 0-2, ma caricati dal caloroso pubblico di casa ripartì la grande rimonta e fu proprio un rigore del numero sette a ribaltare definitivamente la situazione portandola sul 3-2. La vittoria però era ancora in bilico e un rigore di Lambert al Jan Breydel riportò avanti i belgi, ma dopo poco una punizione rasoterra all’angolino di Keegan chiuse la sfida sull’1-1 e arrivò così un’altra Coppa Uefa. L’apice lo si raggiunse nella stagione seguente, quando fu l’uomo in più per tutta la Coppa dei Campioni segnando a tutte le squadre affrontate nel cammino verso la finale, Crusaders, Trabzonspor, Saint Étienne e Zurigo, e nell’ultimo atto ci fu la riedzione della sfida contro il Borussia Mönchengladbach. A Roma il Liverpool riportò la Coppa in Inghilterra nove anni dopo la prima e unica volta del Manchester United. A fine partita il 3-1 fu insindacabile, anche se il numero sette sentì un po’ la pressione e non giocò la sua miglior partita, ma riuscì comunque a laurearsi campione d’Europa nella sua ultima partita con i Reds.

A sorpresa infatti non lasciò solo la squadra che tanto lo aveva fatto diventare grande, ma abbandonò anche l’Inghilterra per trasferirsi in Germania all’Amburgo. Fu una decisione molto strana e controversa perché era insolito per un giocatore britannico giocare all’estero e lo era ancora di più pesando di passare dalla squadra campione d’Europa a una media realtà teutonica. I primi mesi furono durissimi e la non conoscenza della lingua si faceva sentire. La squadra era gelosa di KK idolatrato dai tifosi, che fecero una raccolta inondandolo di cereali britannici quando dopo un’intervista disse che in Germania non li trovava, e con uno stipendio decisamente più alto del loro. L’angoscia e la rabbia fuoriuscirono nel dicembre 1977 quando in un amichevole contro il Lubecca prese a pugni un difensore rimediando otto settimane di sospensione. Questo periodo servì a tutti per schiarirsi le idee e riappacificare il clima e da allora fu tutta un’altra magnifica storia. Il girone d’andata era stato disastroso, ma con un nuovo Keegan e una squadra al suo servizio l’Amburgo ottenne una comoda salvezza iniziando a far vedere grande calcio e l’inglese era più in forma che mai. La svolta arrivò in estate quando i Dinosauri vennero affidati allo slavo Branko Zebec che portò molto lavoro e ferrea disciplina e la squadra iniziò a volare. Intanto nel dicembre 1978 arrivò a sorpresa l’elezione di King Kevin a miglior giocatore d’Europa. Lo stupore non fu tanto per l’indiscusso valore del giocatore, ma perchè per la prima volta il Mondiale non aveva influenzato la giuria premiando un calciatore che addirittura non vi aveva partecipato. Gli ottantasette voti bastarono per superare gli ottantuno di Hans Krankl e i cinquanta di Rob Rensenbrink, ma il meglio doveva ancora arrivare. A seguito di un meraviglioso testa a testa con lo Stoccarda a fine anno l’Amburgo uscì dall’anonimato e vinse così il quarto titolo tedesco della sua storia, la prima Bundesliga di sempre. Da incorniciare fu la tripletta contro l’Arminia Bielefeld in una partita molto più complicata del previsto e quel 3-1 maturato nel finale sarebbe poi risultato decisivo per il successo finale. L’Inghilterra intanto spadroneggiava in Europa con il Nottingham Forest che salì sul tetto del continente, ma dal grande complessivo di Brian Clough non vi era nessuno superiore a King Kevin che concedette il bis di Pallone d’oro nel 1979. Rispetto all’anno precedente non ci furono dubbi all’interno della giuria su chi avrebbe dovuto vincere il premio e l’inglese vinse con centodiciotto voti, lasciando le briciole a Rummenigge, che chiuse a cinquantadue, e Krol, a quarantuno.

Il 1980 si apprestava a essere l’anno dell’apoteosi e invece si rivelò quello delle occasioni perse. Con l’Amburgo riuscì ad arrivare ancora in finale di Coppa dei Campioni, ma dopo tre vittorie su tre scoprì per la prima volta l’amarezza della medaglia d’argento. Al Santiago Bernabéu i tedeschi erano favoriti contro i campioni in carica del Nottingham Forest, ma una rete nel primo tempo di Robertson condannò alla sconfitta Keegan e compagni. Anche il campionato venne perso alla penultima giornata a seguito di una sconfitta contro il Bayer Leverkusen e il 31 maggio finì l’avventura di King Kevin nel Nord della Germania. In estate riuscì finalmente a giocare il suo primo Europeo e fu Capitano della nazionale dei Tre Leoni che però venne eliminata al primo girone da Italia e Belgio.
Il ritorno in Patria e il fallimento con la nazionale sembrava ormai il segnale di un definitivo declino e fu il Southampton la squadra che decise di dargli una nuova opportunità e con i Saints visse due stagioni esaltanti portando i biancorossi sempre in zona Coppa Uefa. Il 1982 era però anche l’anno del Mondiale in Spagna e l’Inghilterra tornava a giocarne uno dodici anni l’ultima volta e per Keegan si trattava di un’occasione da non perdere. Giocò una First Division come mai aveva fatto prima e se lo scatto non era più quello dei tempi migliori decise di giocare molto più da centravanti e la classe non poteva certo tramontare. Con l’incredibile numero di ventisei reti si laureò capocannoniere dell’intero campionato, un traguardo che sembrava impossibile per un esterno tutto dribbling e giocate come lui. Il commissario tecnico Ron Greenwood fu costretto quindi a convocarlo per il suo primo Mondiale. La squadra era ormai stabilita da due anni e Keegan fu una riserva di lusso che giocò solo a Madrid proprio contro la Spagna in un anonimo 0-0 che restò la sua unica partita nella massima competizione internazionale e fu la sessantatreesima e ultima gara con l’Inghilterra. A fine anno passò in seconda divisione con il Newcastle segnando tantissimo e con ventisette reti nella seconda annata chiuse la sua carriera portando i Magpies in First Division. Provò una brevissima esperienza di due partite in Australia con i Blacktown City, ma capì che la sua storia calcistica era finita.
Un meraviglioso esterno, capace di dribblare sia per la sua grande velocità che per la sua tecnica sopraffina, forse troppo dimenticato per la sua assenza dai grandi tornei con la sua Inghilterra, ma uomo decisivo e amatissimo ovunque è andato. L’unico due volte Pallone d’oro nel calcio britannico, l’unico Kevin Keegan.



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