Storia del Pallone d’oro: l’80 e l’81, Karl-Heinz Rummenigge

Storia del Pallone d’oro: l’80 e l’81, Karl-Heinz Rummenigge


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22 Aprile 2020 Alle 10:37

Un devastante panzer dell’attacco, capace di essere onnipresente in ogni azione offensiva della squadra. Il destro era il suo compagno fedele con il quale distruggeva difese e portieri con cannonate devastanti. Centravanti vero, capace di realizzare enormi quantità di gol, ma senza isolarsi e partendo spesso da lontano. Karl Heinz Rummenigge è stata un’autentica forza della natura abbinando classe e potenza come raramente si era visto in passato riuscendo a esaltare anche una nazionale tedesca non più leggendaria come quella della generazione precedente.
Nacque a Lippstadt nel centro nord della Germania ma fin da giovane venne notato dagli osservatori del Bayern Monaco facendogli presto vestire la maglia biancorossa. Inizialmente venne utilizzato nel ruolo di trequartista, ma il tecnico Pal Csernai capì che andava sfruttato al massimo il suo fisico da carrarmato e lo avanzò a centravanti. Il numero nove era già occupato da un campione affermato come Gerd Müller, ma Kalle riuscì a farsi spazio indossando la maglia numero undici e risultando una perfetta spalla per il compagno di squadra. Al primo anno tra i professionisti vinse subito la Coppa dei Campioni, ma non giocò titolare la finale dato che il suo utilizzo si limitò prevalentemente alla Bundesliga. Ben diversa fu la sua seconda annata dove trovò i suoi primi centri europei contro i lussemburghesi del Jeunesse Esch e contro i portoghesi del Benfica. Questa volta nella finale contro il Saint-Étienne partì dal primo minuto dando un importante contributo per la vittoria finale. Nei suoi primi due anni da professionista era riuscito in entrambi i casi a laurearsi campione d’Europa, quella che si dice una partenza da urlo.

Non partecipò comunque all’Europeo del 1976, ma divenne un titolare del Mannschaft non appena il torneo fu terminato anche se dovette aspettare diverse partite prima di segnare il suo primo gol in un amichevole a Berlino contro l’Italia. Il Bayern intanto non stava vivendo i suoi anni migliori, con i grandi campioni ormai sul viale del tramonto e giovani che non riuscivano a essere all’altezza del solo Rummenigge. Il ruolo di seconda punta inoltre ne limitò parecchio le marcature. Nel 1978 venne convocato per il Mondiale in Argentina e fu uno dei pochi spiragli di luce in una nazionale che era solo l’ombra di quella campione del mondo di quattro anni prima. Contro il Messico a Córdoba segnò probabilmente la rete più bella dell’intero torneo quando partendo dalla propria trequarti si produsse in una falcata inarrestabile che lo portò a battere il portiere Reyes anticipandolo con un tocco di punta. Andò a segno anche nella fatale partita contro l’Austria, passata alla storia come “Schmach von Córdoba” (La vergogna di Córdoba), persa per 3-2 che condannò la Germania Ovest all’eliminazione. Tornato dalla competizione ci si accorse come risultasse devastante se avvicinato ancora di più alla porta e così, quando nel 1979 Müller decise di svernare negli Stati Uniti, potè finalmente indossare la maglia numero nove. Fu un vero toccasana sia per Karl-Heinz che per tutto il Bayern Monaco che nel 1980 riuscì a tornare campione di Germania. In un fantastico testa a testa con l’Amburgo del due volte Pallone d’oro Kevin Keegan, i bavaresi riuscirono a trovare il sorpasso decisivo alla penultima giornata grazie alla vittoria sullo Stoccarda e la contemporanea sconfitta dei Dinosauri contro il Bayer Leverkusen. Mancava ancora l’ultima partita e in un Olympiastadion stracolmo i Roten sconfissero per 2-1 l’Eintracht Braunschweig e la seconda rete venne realizzata da Kalle che si laureò capocannoniere con ventisei centri. In estate inoltre venne giocato in Italia l’Europeo e la Germania Oves tornò a gioire dopo l’ultimo Mondiale. Rummenigge venne schierato come spalla a tutto campo del possente centravanti Hrubesch e fu l’arma in più nella vittoria del Mannschaft. Segnò solo nella gara d’esordio nella rivincita della finale di quattro anni prima contro la Cecoslovacchia, ma il suo apporto alla squadra fu fondamentale. Il 2-1 di Roma sul Belgio fece diventare i tedeschi la prima nazionale a vincere per due volte il titolo continentale e elevò Karl-Heinz a re d’Europa. Per France Football non ci furono dubbi su chi andava premiato con il Pallone d’oro e Kalle sbaragliò la concorrenza con centoventidue voti contro i trentaquattro di Schuster e i trentatre di Platini.

Il successo però non lo aveva di certo appesantito di successi, anzi nel 1981 divenne ancora più spietato e voglioso di gol e vittorie. In Bundesliga si riaccese l’emozionantissimo duello al vertice con l’Amburgo e ancora una volta furono le reti di Rummenigge a fare la differenza. Il Bayern vinse con quattro punti di vantaggio e il suo bomber si confermò ancora una volta capocannoniere ma con ben ventinove reti, la sua annata più prolifica in carriera. In Coppa dei Campioni i biancorossi arrivarono fino alla semifinale con il Liverpool e furono due partite combattute a tal punto che non ci fu mai un vincitore. Furono due i pareggi ma l’1-1 di Monaco di Baviera diede quel minimo vantaggio agli inglesi per guadagnarsi la finale e a nulla valse lo splendido destro al volo con il quale Kalle trafisse Clemence. Il terzo successo continentale non era dunque stato centrato, ma il calcio europeo era ancora ai suoi piedi. Fu un dominio tedesco il Pallone d’oro 1981 con Rummenigge che vinse ancora largamente, seppur con distacchi meno barbari, con centosei voti contro i sessantaquattro di Breitner e i trentanove di Schuster.
Niente e nessuno sembrava in grado di fermarlo, ma la sfortuna iniziò a perseguitarlo e dall’annata successiva iniziarono i suoi piccoli ma costanti acciacchi fisici. Nel 1982 fu l’Amburgo a vincere la Bundesliga e Kalle si dovette consolare con il suo primo successo in Coppa di Germania. A Francoforte fu una partita pazzesca contro il Norimberga che a fine primo tempo si era portato in vantaggio per 2-0. Fu proprio Karl-Heinz a riaprire la sfida a inizio ripresa con un gran colpo di testa suonando la carica verso la rimonta e il 4-2 finale. Ma quello fu l’anno dei secondi posti e delle delusioni. Il Bayern arrivò in finale di Coppa dei Campioni a Rotterdam contro la rivelazione Aston Villa, trascinato ancora dalle reti del suo numero nove grande protagonista della semifinale contro il Cska Sofia. In Olanda accadde però l’incredibile e dopo una sfida dominata dai tedeschi fu un gol di White a portare il trofeo dalle parti di Birmingham. Una grande delusione che poteva essere dimenticata solo con un grande Mondiale che disputò da Capitano. Pur non essendo al meglio della forma iniziò alla grande segnando all’Algeria e al Cile, una doppietta, nelle prime due gare, ma nel secondo turno subì un brutto colpo contro la Spagna tanto da dover lasciare il campo nell’intervallo. Derwall sapeva dei problemi del proprio Capitano ma decise comunque di portarlo in panchina contro la Francia e lo mise in campo quando la sfida sembrava ormai persa con i Galletti avanti 3-1 nei supplementari. I campioni però si vedono nelle difficoltà e dopo soli cinque minuti con uno spettacolare esterno destro anticipò Ettori in uscita dando il là alla vittoriosa rimonta ai rigori. In finale contro l’Italia provò a stringere i denti scendendo in campo fin da subito, non riuscendo però a incidere e a trionfare furono gli Azzurri. La voglia di rifarsi era tanto e per due stagioni segnò ancora una grande quantità di gol, ma il Bayern riuscì solo a vincere un’altra Coppa di Germania nel 1984. Dopo il pessimo Europeo in terra Francia capì che era tempo di cambiare e il neo presidente dell’Inter Ernesto Pellegrini aveva bisogno di un colpo a effetto per presentarsi alla piazza.

Rummenigge si presentò nel migliore dei modi al pubblico nerazzurro e le sue prime reti vennero segnate nell’attesissima sfida contro la Juventus. La Beneamata strapazzò la Vecchia Signora con un perentorio 4-0 e i due gol del proprio Panzer furono la ciliegina sulla torta. Segnò un gol mozzafiato anche nel derby contro il Milan passando in mezzo a due avversari e calciando di sinistro sotto la traversa da posizione impossibile, ma fu in Coppa Uefa che diede il meglio di sè. Contro i Rangers Glasgow segnò un pazzesco gol in rovesciata che l’arbitro annullò per un assurdo gioco pericoloso, ma chi fu costretto a inchinarsi alla sua strapotenza fu il Colonia. Nella sua Germania fu autore di una prestazione superba segnando una doppietta che diede l’1-3 finale ai nerazzurri. In semifinale però l’Inter venne eliminata dal Real Madrid dopo aver vinto per 2-0 a Milano e in campionato arrivò il terzo posto. In Europa si ripetè lo stesso scenario nella stagione seguente con i bianchi di Spagna che in semifinale ribaltarono il 3-1 di San Siro e nonostante le tredici reti del tedesco la squadra prima di Castagner e poi di Corso sprofondò al sesto posto. Il 1986 era anche l’anno del Mondiale e il commissario tecnico Beckenbauer decise di convocarlo, ma inziò come riserva. Gli acciacchi sempre più frequenti e l’altura andavano dosati e così si riprese il posto da titolare e la fascia da Capitano solo dagli ottavi di finale. Il clima però lo rallentava evidentemente e non disputò di certo la sua miglior Coppa ma la Germania Ovest arrivò fino in finale. I malanni fisici e l’avanzare dell’età non gli tolsero il vizio di segnare e far reagire la squadra quando tutto sembrava perso e dopo il raddoppio di Valdano fu sua la zampata in scivolata a riaprire la gara. Völler trovò il 2-2, ma Burruchaga nel finale riportò avanti l’Argentina e Rummenigge capì che non sarebbe mai riuscito a vincere il Mondiale, unica sua grande mancanza in carriera. All’Inter intanto era arrivato Giovanni Trapattoni portando un nuovo spirito in casa meneghina, ma proprio nell’anno in cui la squadra battagliò per lo Scudetto con il Napoli non riuscì ad avere il suo campione teutonico. Gli infortuni lo relegarono quasi sempre in infermiera tanto da giocare la misera di tredici partite e per quattro punti il Tricolore andò in Campania. Fu la fine di un’era e nell’estate 1987 decise di concedersi ancora due anni in Svizzera al Servette dove riuscì a vincere la classifica marcatori nel 1989 anno in cui decise di ritirarsi.
Attaccante potente, di gran classe e dedito al lavoro di squadra e alla fatica per i propri compagni. Un cannoniere spietato, dotato di grande senso della coordinazione con entrambi i piedi, il vero uomo in più per le compagini dove ha giocato, il Panzer Karl-Heinz Rummenigge.



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